Analisi gratuite, sussidi economici, astensione dal lavoro: sintesi delle norme che tutelano le donne
La tutela della maternità è tra i principi fondanti della Costituzione del nostro paese. Se ne parla nell’articolo 31, che la protegge in generale, e nell’articolo 37 che assicura anche alle mamme lavoratrici una speciale e adeguata protezione. Ogni tanto però è bene rinfrescare la memoria, sia per quanto riguarda la tutela delle madri lavoratrici sia quando si tratti di mamme disoccupate e senza copertura previdenziale.
In termini generali, tutte le donne italiane o straniere con permesso di soggiorno che aspettano un bambino hanno diritto a controlli sanitari gratuiti in corrispondenza di determinati periodi della gravidanza. Per sapere come usufruirne basta rivolgersi al proprio ginecologo o ai consultori familiari. Se straniera e non in regola, la donna può comunque richiedere, presso l’ufficio immigrazione di competenza, un permesso di soggiorno per motivi di salute che coprirà tutto il periodo della gravidanza e i sei mesi successivi dalla nascita del bambino, permettendole l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale.
Prima di ogni cosa è importante sapere che se la futura madre ha difficoltà a tenere il bambino con sé, la legge italiana le consente di non riconoscerlo e di lasciarlo in ospedale. Una rinuncia che può essere fatta sia al momento del ricovero che la momento del parto e in forma anonima. Normalmente, nel giro di qualche settimana, il neonato lasciato in ospedale troverà una famiglia disposta ad adottarlo e a prendersene cura.
Se la futura madre è sola e versa in gravi condizioni economiche può chiedere, ai servizi sociali del comune o della circoscrizione di appartenenza, aiuto nella ricerca di una sistemazione in casa famiglia per il periodo di gravidanza ed anche dopo il parto, nonché un sussidio economico per il periodo successivo alla nascita del figlio. Anche se sposata, e comunque in situazioni economiche disagiate, la donna può chiedere ai servizi sociali del Comune di appartenenza un contributo economico per il nucleo familiare. Le mamme che non hanno copertura previdenziale possono richiedere tramite gli Uffici Relazioni con il Pubblico (URP) del Comune di appartenenza, entro 6 mesi dalla nascita del figlio, l’erogazione di un assegno di maternità che per l’anno in corso è di 1.472,60 euro, pari a cinque mensilità di 294,52 euro.
Per quanto attiene alla tutela delle madri lavoratrici, la legge prevede:
Alle lavoratrici dipendenti che abbiano adottato o preso in affidamento un bambino, spetta un’indennità di maternità per i 3 mesi successivi all’effettivo ingresso del minore nella famiglia adottiva o affidataria, sempre che il bambino adottato non abbia ancora compiuto i sei anni (i 18 anni di età in caso di adozione o affidamento preadottivo internazionale). La norma riconosce anche alla mamme adottiva o affidataria, gli stessi diritto ai riposi, ai permessi e ai congedi, diritti di cui, in alternativa, può godere anche il padre lavoratore dipendente..
Particolari agevolazioni spettano alle neomamme di bambini portatori di gravi handicap tra cui:
Le lavoratrici autonome, le artigiane e le commercianti devono fare richiesta di indennità per astensione obbligatoria direttamente agli uffici dell’INPS. Le libere professioniste iscritte ad una delle varie casse previdenziali (del notariato, degli avvocati, dei farmacisti, dei veterinari, dei medici, dei geometri, dei dottori commercialisti, degli ingegneri e architetti, dei ragionieri e dei consulenti del lavoro) hanno diritto ad una indennità di maternità per i due mesi precedenti e i tre mesi successivi al parto, dietro presentazione di domanda alla rispettiva cassa di appartenenza. Anche le collaboratrici familiari e le baby-sitter hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro e all’indennità, che viene pagata dall’INPS, ma solo se nei due anni precedenti hanno versato un certo numero di contributi. Per non perdere il diritto al sussidio è importante ricordare che la domanda all’INPS deve essere presentata entro un anno dall’inizio dell’astensione dal lavoro.
Di questi, e di altri particolari diritti a tutela della maternità, si può prendere conoscenza collegandosi alle pagine informative che l’INPS ha dedicato all’argomento.
In Rete
L’indennità di maternità sul sito web dell’Inps
Marina Zenobio