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I bambini iperattivi e la scuola

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In un contesto “impreparato” i bambini affetti da Adhd rischiano l’emarginazione: le insegnanti chiedono aiuto

Da sempre organizzata a Bologna – con il patrocinio dei Ministeri della Pubblica Istruzione, dei Beni e Attività Culturali e quello per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee – Docet, la più importante mostra-convegno dedicata all’educazione e alla didattica, quest’anno si è trasferita a Roma. Diversi i temi nell’agenda dell’evento, tra i quali un workshop su Bambini iperattivi e insegnanti in difficoltà. Diamoci una mano, a cui ha partecipato anche il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni. L’obiettivo è quello di creare un’alleanza tra insegnanti, genitori e neuropsichiatri infantili per dare una mano ai Gianburrasca italiani, i bambini affetti da Adhd (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), la sindrome da iperattività e difficoltà nell’apprendimento che, nel nostro paese, colpisce circa 400 mila bambini. Si tratta di un disturbo altamente invalidante che rischia di segregare i bambini in un mare di solitudine e di emarginazione. Sono i cosiddetti bambini “con l’argento vivo addosso” che non riescono mai a stare fermi, non sono in grado di concentrarsi su nulla e ne fanno di tutti i colori, mettendo a dura prova i genitori che incontrano enormi difficoltà nell’educarli, spesso isolati da altre famiglie che non sopportano la presenza di questi piccoli Gianburrasca.

Anche a scuola rappresentano un problema, “La maggior parte degli insegnanti si trovano in difficoltà e vivono come un fallimento personale il bimbo iperattivo” ha spiegato nel corso del convegno Rosa Maria Martino, responsabile dell’Ufficio scolastico della Regione Lazio. Quando questi bambini cominciano a frequentare la scuola nessun insegnante li vorrebbe nella propria classe: si alzano continuamente dal loro posto, danno fastidio ai compagni, non riescono a svolgere i compiti assegnati. Il loro profitto scolastico, proprio per l’incapacità di concentrazione, è sempre scarso e difficile è anche il rapporto con i coetanei per l’enorme carica di impulsività che li caratterizza. Ma non ne hanno alcuna colpa, perché si tratta di una disturbo organico dei neurotrasmettitori celebrali che comandano l’attenzione, né tanto meno ne sono responsabili i genitori che, purtroppo, vengono spesso additati come incapaci a svolgere bene il proprio ruolo di educatori.

A scuola, gli insegnati non devono mai dimenticare che anche questi bambini hanno sete di conoscenza, ma con loro è necessario un approccio diverso, perché il loro temperamento richiede una didattica di tipo induttivo piuttosto che di tipo prescrittivo. Lo ha ben chiaro nel suo intervento a “Docet” il professor Renato Donfrancesco, neuropsichiatria infantile del Centro di riferimento regionale del Lazio Adhd La Scarpetta secondo la cui esperienza, con i bambini iperattivi a scuola, è risultato avere più successo una didattica induttiva basata su compiti concreti e grande importanza riveste anche il contesto ambientale che l’insegnante riesce a costruire in classe. In questo senso ha consigliato il neuropsichiatra – possono essere utili tecniche di insegnamento che prevedono, per esempio, dei premi quando si raggiungono dei risultati, ma è inutile fissare delle regole rigide, perché con i bambini iperattivi non funzionano. Il professor Donfrancesco ha precisato poi che non tutti i bambini iperattivi possono essere gestiti solo ed esclusivamente dalle famiglie e dalla scuola: “A volte può rendersi indispensabile l’intervento dei centri di riferimento per l’Adhd. Certo, non si dà un farmaco perchè il bambino è vivace, ma se ha dei disturbi particolari può diventare necessario”.

E qui rientra la fondamentale importanza di una seria diagnosi per l’Adhd, non facile da raggiungere perché spesso i sintomi vengono minimizzati o banalizzati e quindi i bambini non vengono adeguatamente curati. È un iter complesso, con un percorso a tappe attraverso ognuna delle quali viene operata una scrematura per escludere patologie che affliggono il bambino, ma che non necessariamente sono riferite a disturbi da deficit di attenzione e iperattività. Ed è anche un percorso lento, che prevede incontri tra i diversi specialisti (neuropsichiatra infantile, psicologo clinico, qualche volta lo psicopedagogista o l’assistente sociale), il paziente, la famiglia e gli insegnanti. Spesso la scuola chiede aiuto ai neuropsichiatri infantili, ma il più delle volte, secondo quanto denunciato dai partecipanti a “Docet”, non sono in grado di fornirlo perché le risorse a disposizione sono limitate. Una richiesta indiretta al ministro Fioroni di stanziare fondi in questo senso. In attesa che scuole e insegnanti ricevano il dovuto aiuto per affrontare un problema che, si calcola, riguardi 4 bambini su 100 in età scolare, per fornire sostegno e far sentire meno sole le famiglie con figli che presentano problematiche simili, l’AIFA (Associazione Italiana Famiglie Adhd) ha incluso nel suo sito la mappa completa dei centri di riferimento per la diagnosi dell’Adhd nel nostro paese.

In Rete
www.aifa.it

 

Marina Zenobio

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