

La malattia celiaca o celiachia è una patologia, sulla cui individuazione delle cause, che ne provocano la comparsa, gli esperti da tempo stanno dibattendo. Ciò che è noto è che la malattia è in parte di origine genetica, ma non sempre tale suscettibilità genetica si esprime fino a dare origine alla malattia. Per tanto tempo tale patologia è stata considerata come una semplice intolleranza alimentare, ma al giorno d’oggi è certo che si tratta, invece, di un disturbo di origine autoimmune. In altre parole, a livello intestinale vengono prodotte molecole infiammatorie e del sistema immunitario che attaccano la mucosa dell’intestino stesso in presenza del glutine (proteina che si trova nel grano e in molti altri prodotti a base di cereali).
Più infezioni, più celiachia
Negli ultimi tempi però, è stata evidenziata la responsabilità delle infezioni gastrointestinali e di quelle a carico delle vie respiratorie; infatti tali processi patologici giocherebbero un ruolo importante nella comparsa dei sintomi della celiachia, originando la malattia soprattutto nei casi di familiarità. La scoperta è stata effettuata dagli esperti norvegesi dell’Istituto di Salute Pubblica, e pubblicato sull’American Journal of Gastroenterology. L’indagine ha coinvolto oltre 72mila bambini, a partire dai primi mesi di vita, analizzando la frequenza con la quale i piccoli erano soggetti a patologie respiratorie o gastrointestinali di origine virale e controllando il loro stato di salute per diversi anni; da tale studio è emerso che i bambini, i quali nei primi 18 mesi di vita avevano contratto almeno dieci episodi di infezioni respiratorie o gastrointestinali, presentavano il rischio di sviluppare la malattia celiaca almeno del trenta per cento in più rispetto ai coetanei che nel primo anno e mezzo di vita si erano ammalati al massimo cinque volte.
La vaccinazione con Rotavirus come difesa
Ancora più che le infezioni gastrointestinali, sembra siano quelle respiratorie le maggiori responsabili dello svilupparsi della celiachia. Gli esperti, però, hanno chiarito che il problema sembrerebbe essere presente soprattutto per i bambini provenienti da famiglie in cui sono già presenti casi di malattia. Non è chiaro però come il ripetersi delle infezioni possa fungere da fattore scatenante, anche se potrebbe essere coinvolta, probabilmente una eccessiva sensibilizzazione del sistema immunitario. Bisogna anche considerare che difendere i bambini da questo pericolo non è semplice, visto che nei primi mesi di vita i piccoli si ammalano con notevole frequenza; utile, per esempio, potrebbe essere effettuare la vaccinazione contro il Rotavirus, responsabile nei bambini molto piccoli di frequenti gastroenteriti. È inoltre possibile cercare di limitare il contagio verso gli altri cercando di ridurre i contatti con amichetti, parenti o nonni con il raffreddore o che sono reduci dall’influenza; è buona norma, inoltre, evitare i locali pubblici e affollati portandovi i bimbi piccoli e, da ultimo, valutare assieme al pediatra l’eventualità di sottoporre il bimbo alla vaccinazione antinfluenzale.
Alessandro Tullio medico gastroenterologo