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I sintomi della mastite: dolore, gonfiore e arrossamento

La mastite è un’infiammazione delle mammelle e può manifestarsi nel post-partum. Può comparire quando il bambino non succhia abbastanza spesso o a lungo da drenare completamente le mammelle. Compare prevalentemente nelle prime 6 settimane post-parto, quando il bambino per qualsiasi ragione non succhia abbastanza spesso o a lungo da drenare completamente le mammelle. Stiamo parlando…

La mastite è un’infiammazione delle mammelle e può manifestarsi nel post-partum. Può comparire quando il bambino non succhia abbastanza spesso o a lungo da drenare completamente le mammelle.

Compare prevalentemente nelle prime 6 settimane post-parto, quando il bambino per qualsiasi ragione non succhia abbastanza spesso o a lungo da drenare completamente le mammelle. Stiamo parlando della mastite, un’infiammazione delle mammelle che talora può evolvere in infezione vera a propria. Si può però presentare anche in tutti gli altri periodi di allattamento, quando il bambino succhia con meno vigore o quando salta una o più poppate la notte, o quando la mamma si allontana per lavoro o altre necessità. Si affronta inizialmente aiutando mamma a neonato a stare vicini, in modo da permettere al poppante di attaccarsi con la frequenza esattamente necessaria alla mammelle di sua madre e nel modo corretto.

Di che cosa si tratta
La mastite si manifesta con una sensazione di gonfiore e arrossamento solitamente a una delle mammelle. E’ un disturbo serio, non a caso associato a quel campanello d’allarme che è il dolore (un allattamento normale non comporta mai dolore!). Oltre ai 40 giorni post-parto, essa compare quando si comincia lo svezzamento, se non si ha l’accortezza di assecondare la richiesta di seno che i bambini solitamente esprimono a completamento delle prime pappe. Altre volte ancora compare a seguito di ragadi, ingorghi e ostruzioni dei dotti, che devono essere affrontati in modo corretto, “sfruttando” l’allattamento stesso. Attaccare bene il bimbo al seno è il modo migliore per prevenirli e, quindi, per evitare la mastite. Gli impacchi caldo-umidi sono molto utili per curare ingorghi e ostruzioni dei dotti del latte, ma non la mastite che è un’’infiammazione’.

I sintomi della mastite
La mastite è un’infiammazione acuta di tutta la mammella o di una sua parte. L’incidenza di mastite è calcolata fra il 3% e il 20% tra le neomamme, a seconda di quanto lungo sia l’allattamento al seno. In genere si presenta a seguito di un ingorgo, a sua volta dovuto al fatto che il bambino non ha succhiato abbastanza volte o abbastanza a lungo. In realtà, non si sta rispettando la vera ‘richiesta’ del bambino, che è quella che garantisce il miglior benessere per il neonato ma anche per le mammelle. La mastite si presenta con sintomi caratteristici: intenso dolore al seno interessato, pelle arrossata, calda, in tensione e seno duro. Si associa sempre a qualche puntata di febbre sopra i 38.5 ° gradi, senso di spossatezza e di “ossa rotte”, proprio come succede nell’influenza. Se trascurata, la mastite si trasforma in infezione, per l’ingresso, all’interno della mammella, di microrganismi che si trovano normalmente sulla pelle del seno o anche nella bocca del bambino.

Le cause che la favoriscono
Per la presenza di taglietti o piaghe sui capezzoli (cioè le ragadi), i germi possono penetrare ancora più facilmente all’interno dei tessuto mammari e dare luogo all’infezione. Per questo motivo, è fondamentale evitare la comparsa delle ragadi o curarle in modo appropriato. È anche possibile che la mastite insorga a seguito di un dotto galattoforo otturato. Se il latte ristagna a lungo e non si interviene, infatti, costituisce una sorta di terreno di coltura per i batteri responsabili. Anche i reggiseni troppo stretti possono favorire la mastite, perché comprimono il seno non permettendo un corretto svuotamento delle mammelle. Non è, infatti, consigliabile indossarli la notte per dormire. Attaccare il bambino al seno in modo corretto, facendosi consigliare e sostenere dalle ostetriche del reparto di maternità o del consultorio oppure da una Consulente Professionale in Allattamento Materno (IBCLC), è il modo più giusto per prevenire sia le ragadi sia l’ostruzione dei dotti galattofori e quindi per prevenire la mastite.

Le cure per la mastite
Sono simili a quelle che si mettono in atto per l’ostruzione dei dotti galattofori, anche se vanno effettuate con più continuità e associate con il riposo a letto. È bene continuare ad allattare il bambino, attaccandolo prevalentemente alla mammella affetta per favorire lo svuotamento. Per la mammella sana si può usare il tiralatte. Si possono provare altre posizioni per allattare il piccolo, che possono essere consigliate dalle ostetriche del nido o dalla consulente per l’allattamento della propria città. Per esempio si può allattare stando sdraiate: la mammella poggia sulla superficie del letto e il contatto stesso ne favorisce lo svuotamento. Oppure, si può provare “a quattro zampe”: la forza di gravità attira il latte verso il basso. Utile, infine, è la posizione “da rugby”: la mamma può stare in piedi o seduta, tenendo il bimbo sotto il braccio come i giocatori di rugby tengono la palla, cioè con la testina verso l’interno e i piedi rivolti all’esterno, passando sotto l’ascella della mamma. Altre posizioni possono essere individuate nei singoli casi.

Occorre anche un po’ di riposo
È bene cercare di riposare il più possibile a letto, come se si avesse l’influenza. Con il riposo e il drenaggio per 24 ore si ottiene spesso quella regressione di sintomi che permette di evitare il ricorso agli antibiotici. Gli impacchi caldo-umidi e le spugnature calde che erano utili in caso di ingorgo, vanno ora sostituti da impacchi freschi, per attenuare l’infiammazione. Se dopo 24 ore la mastite e la febbre persistono è bene ricorrere all’assunzione di antinfiammatori e antibiotici compatibili con l’allattamento. Nel frattempo, è possibile continuare ad allattare il bambino. Infatti gli antibiotici passano nel latte solo in quantità minima e quindi non sono nocivi per il neonato. Interrompere l’allattamento anzi sarebbe dannoso perché potrebbe provocare un ristagno di latte e rendere più seria l’infezione. Molto utili anche gli antiinfiammatori-antidolorifici (come l’ibuprofene o il paracetamolo) per attenuare la febbre o il dolore. Non sono nocivi per il bimbo.

Giorgia Andretti
Con la consulenza della dottoressa
M.Ersilia Armeni Pediatra e Neonatologo,
Consulente Professionale in Allattamento
Materno (IBCLC) a Roma

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