Ha lo scopo di preparare il bimbo a camminare, ma i pareri sul suo utilizzo sono discordanti
Il girello ha una struttura di metallo che forma una base ampia e solida con un bordo in plastica come paraurti, a volte rinforzato da una striscia antiurto. Sotto il bordo sono fissate 6-8 ruote piroettanti. La struttura è spesso ripiegabile a fisarmonica con un blocco di sicurezza. L’imbracatura è in plastica o in tessuto, sostenuta da tubi metallici. Un tavolino o un vassoio in plastica completa la struttura. Serve come paraurti e come piano di appoggio.
Come deve essere fatto
Per i girelli esiste una norma standardizzata europea che ne stabilisce i requisiti di sicurezza: questa stabilisce i metodi di prova ai quali i prodotti devono sottostare per ottenere l’omologazione: i principali test riguardano ribaltamento, stabilità statica e dinamica, robustezza.
Alcune precauzioni nell’utilizzo
I pro e i contro
A partire dai 4-5 mesi, il bebè ha un grande bisogno di muoversi. Deve allenare gambe e braccia per coordinare meglio i gesti, irrobustire i muscoli e prepararsi gradualmente a muovere i primi passi. Purtroppo però non sempre mamma e papà hanno il tempo di giocare con lui. Si può ricorrere allora al girello che permette al piccolo di sgambettare e girare per casa mentre mamma è occupata nelle faccende domestiche.
Molti pediatri però sconsigliano l’uso prolungato del girello poiché, secondo l’Accademia americana di Pediatria, interferisce in modo negativo sullo sviluppo psicomotorio, perché impedisce al bambino di sperimentare qualche caduta e quindi di sviluppare un corretto senso dell’equilibrio e un po’ di sana prudenza, non gli consente di guardarsi gambe e piedini e non gli permette di afferrare gli oggetti in cui s’imbatte impedendo al bambino libertà di movimento e di esplorazione.
Il girello, inoltre, può favorire un’impostazione scorretta della deambulazione, obbligando il piccolo a una posizione innaturale che preme troppo sull’anca e lo induce a camminare “in punta di piedi” prima di avere raggiunto l’equilibrio sulle piante.
Angela Salini