

Più alto il numero di raffreddori e infezioni virali contratti in gravidanza, più aumenta il rischio di asma per il nascituro. Lo rivela uno studio che ha coinvolto 512 gestanti e successivamente i loro 526 bambini, seguiti dalla nascita fino al compimento del quinto anno di età. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Annals of Allergy, Asthma and Immunology e diretta da Sabina Illi ed Erika von Mallus dell’Università di Monaco in Germania.
Asma connessa a raffreddore
Gli esperti hanno chiesto alle gestanti di tenere un diario delle proprie condizioni di salute prendendo nota di eventuali raffreddori o altre forme virali. Quindi, hanno seguito la salute dei bambini e misurato anche la loro esposizione domestica a polvere di acaro o peli di animali domestici. Inoltre gli allergologi hanno tenuto conto – dato che asma e allergie hanno anche una componente ereditaria – delle malattie allergiche di cui eventualmente soffrivano i genitori. È emerso che il rischio di un bambino di ammalarsi di asma sale se la mamma ha contratto raffreddori e infezioni virali in gravidanza. Il raffreddore, o rinite, non è un semplice disturbo, ma una vera e propria affezione delle vie aeree superiori. Colpisce le cavità nasali e il nasofaringe, un grosso canale a forma di imbuto, posto in continuità con le cavità nasali. Il raffreddore è causato da virus, microrganismi unicellulari primordiali formati da un filamento di DNA o RNA – materiale genetico, racchiuso in una capsula di proteine, detta capside. All’esterno la capside è circondata da strutture proteiche: gli antigeni, sostanze che vengono riconosciute come nemiche dal sistema immunitario.
Il meccanismo del raffreddore
Sono questi a scatenare la reazione infiammatoria nell’organismo, quando i virus entrano in contatto con esso. Infatti Rhinovirus, Coronavirus, virus sinciziale e gli altri, per un totale di 250 microrganismi, molti dei quali non ancora codificati, sono parassiti cellulari obbligati. Per sopravvivere e moltiplicarsi hanno bisogno cioè di penetrare in un organismo vivente e attingere energia dalle cellule di quest’ultimo. E si trovano perfettamente a loro agio all’interno delle mucose nasali, in un ambiente umido e con una temperatura di circa 33°C, ideale per la sopravvivenza. Una volta che i virus hanno colonizzato il naso di una persona, si diffondono rapidamente nell’ambiente, attaccando gli individui con cui vengono in contatto. La via di contagio più diretta è per aerosol: i virus si propagano attraverso le cosiddette goccioline di Fugge, minuscole particelle d’acqua sospese nell’aria, espulse con gli starnuti. Oppure si può verificare un contagio diretto, avviene quando si toccano oggetti che sono stati manipolati da una persona affetta da raffreddore. I virus trovano una nuova fonte di nutrimento e il ciclo ricomincia daccapo.
Piccoli trucchi per ammalarsi meno
È impensabile sperare di non prendere un raffreddore nemmeno una volta durante l’attesa. Tuttavia è possibile fare in modo di non ammalarsi troppo spesso. È importante ovviamente tenersi alla larga dalle persone raffreddate: se capita di entrare in contatto con esse, ci si deve ricordare di lavare bene le mani prima di toccarsi il viso. E poi ci sono tanti trucchi per rafforzare l’organismo. La prima raccomandazione è non fumare, nemmeno le due-tre sigarette al giorno che qualche volta una gestante si concede: oltre a essere nocivo per il feto, il fumo indebolisce le difese immunitarie e irrita le mucose delle vie aeree. Chi fuma prende più spesso il raffreddore ed è più esposto a complicanze. È anche dannoso coprirsi troppo: l’abbigliamento deve favorire la traspirazione. Da eliminare le fibre sintetiche che bloccano l’evaporazione del sudore. La preferenza va data al cotone, alla lana ed alla seta. Si deve bere molto: i liquidi specie quelli caldi, idratano le mucose irritate aiutando a respirare meglio. Infine, è bene consumare frutta fresca e agrumi: non prevengono il raffreddore ma aiutano a guarire prima e soprattutto tiene a bada i processi infiammatori profondi che possono innescare la tendenza all’asma nel bambino.
Giorgia Andretti