L’Helicobacter pylori potrebbe interferire negativamente con la gravidanza

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L’Helicobacter pylori potrebbe interferire negativamente con la gravidanza

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Anemia da carenza di ferro, malformazioni fetali, aborto spontaneo, pre-eclampsia e diminuzione della crescita del feto: problemi seri della gravidanza, che non si vorrebbero mai incontrare. Di questi, potrebbe essere responsabile un fattore che sembrerebbe essere quanto di più lontano dai problemi gestazionali: l’Helicobacter pylori, il batterio responsabile di disturbi dello stomaco come gastrite e ulcera. Lo proverebbe uno studio dell’Ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino e dell’Università di Torino, appena pubblicato su World Journal of Gastroenterology, dal titolo Helicobacter pylori and pregnancy-related disorders.

Gastrite e ulcera, ma non solo
Era già stato acquisto il dato che oltre a gastrite ed ulcera, il batterio potrebbe favorire l’insorgenza di malattie cardiovascolari e autoimmuni. Gli esperti hanno svolto un’analisi approfondita della letteratura scientifica sull’eventuale correlazione tra i disturbi della gravidanza e l’Helicobacter pylori, esaminando non soltanto i disturbi gastrici, come la seria forma di nausea e vomito che si manifesta nelle prime settimane di gravidanza, ma anche patologie della gravidanza che non coinvolgono direttamente l’apparato gastroenterico. Per esempio: il batterio riesce a sottrarre ferro e vitamina B12, macronutrienti la cui carenza può essere alla base dell’anemia da ferro materna e di difetti del tubo neurale del feto, come la spina bifida. L’infezione, inoltre, causa una infiammazione sia locale, a livello intestinale, sia sistemico, come nel caso della pre-eclampsia. Infine, gli anticorpi specifici contro il batterio interagiscono con antigeni localizzati nel tessuto placentare e sulle cellule endoteliali. La reazione immunitaria che ne deriva può essere alla base dell’aborto spontaneo, della pre-eclampsia e della diminuzione della crescita fetale.

Un batterio presente già prima della gravidanza
L’infezione da Helicobacter è probabilmente presente già prima della gravidanza: questo causa effetti sia sulla donna sia sul frutto del concepimento. Per fortuna, non sembra verificarsi, durante la gravidanza o il parto, la trasmissione del batterio al bambino, al contrario gli anticorpi specifici contro l’Helicobacter arrivano al feto e poi al neonato attraverso la placenta e il latte materno: questo elemento potrebbe rappresentare un aspetto positivo di difesa del neonato. Ulteriori indagini dovranno chiarire se gli anticorpi materni sono in grado di proteggere i bambini contro la colonizzazione del batterio. Sulla base di queste evidenze, gli esperti stanno valutando nuovi sistemi per il trattamento di questa infezione, tra cui la realizzazione di un vaccino efficace, per evitare problemi di farmaco-resistenza e reinfezione. La ricerca proseguirà ancora, per chiarire l’eventuale legame tra l’infezione da H.P. ed altre malattie legate alla gravidanza, come il diabete mellito gestazionale, la colestasi gestazionale ed il parto pretermine spontaneo, le cui origini sono tutte da verificare.

L’Helicobacter pylori, perché è dannoso
L’Helicobacter pylori è un batterio che si annida tra lo strato di muco e la mucosa gastrica. L’infezione da H.P. è molto frequente e interessa circa il 40-50 per cento della popolazione mondiale. Solo in una parte dei portatori di H.P. però, si verifica un danno. Questo dipende dal fatto che vi sono diversi ceppi di batterio portatori di diverse caratteristiche di virulenza e di aggressività. I cosiddetti ceppi – produttori della citotossina CagA – sono i più dannosi. Oltre che delle gastriti, l’H.P. è stato dimostrato essere il responsabile dell’ulcera gastrica e soprattutto duodenale. I processi infiammatori da lui scatenati sono stati inoltre associati ad una serie innumerevole di manifestazioni extragastriche come alcune forme di cefalea, manifestazioni eruttive cutanee soprattutto al viso, malattie autoimmuni e alcuni disturbi cardiaci. L’ideale sarebbe eliminare il batterio prima della gravidanza, assumendo cocktail di antibiotici come da protocollo medico. Agli antibiotici va associato un inibitore dell’acidità gastrica , il tutto per sette giorni. A questo trattamento segue, a seconda delle lesioni presenti, un periodo di cura inibitoria dell’acidità per 20-30 giorni. La percentuale di eradicazione raggiunge il successo nell’80 per cento dei casi.

Lina Rossi

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