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La diagnosi prenatale

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Quando sono utili e come si effettuano le indagini per accertare se il feto è geneticamente sano

La diagnosi prenatale si propone di fornire il maggior numero possibile di informazioni sullo stato di salute del feto allo scopo di stabilire

se sia “geneticamente sano” ed, in tal caso, rassicurare i genitori sulla buona salute del figlio che sta per nascere, informandoli, eventualmente,

anche sul suo sesso.

Nel caso sfortunato in cui la diagnosi prenatale dimostri la presenza di qualche stato patologico, essa permetterà

di

  • Adottare terapie mediche idonee, capaci di ridurre l’entità del danno.
  • Programmare eventuali interventi chirurgici riparatori sia

    “in utero” sia immediatamente dopo la nascita.

  • Fornire ai genitori, nel caso di malattie gravi del feto non suscettibili di trattamento, tutte

    le informazioni necessarie per decidere una eventuale interruzione della gravidanza.

  • La diagnosi prenatale è indicata quando

  • L’ètà materna è avanzata (convenzionalmente maggiore di 35 anni).
  • La coppia ha già un figlio con patologia cromosomica o

    malformazioni di altra natura.

  • I genitori sono portatori sani (eterozigoti) di anomalie cromosomiche bilanciate o di geni di gravi malattie

    ricorrenti in famiglia o nella regione in cui vivono.

    D’altronde, la diagnosi prenatale è anche in grado di fornire alle coppie che

    rischiano di procreare figli malformati, la possibilità di affrontare gravidanze normali.

    La diagnosi prenatale si effettua attraverso

    numerose tecniche di indagine.
    Ecografia fetale da eseguire alla 6°settimana (sede d’impianto e stato della camera gestazionale), alla

    16° e 32°settimana (possibile diagnosi di circa 300 malformazioni fetali).
    Prelievo dei villi coriali: per puntura dell’addome alla 9

    -11° settimana, ha un rischio di aborto del 2-3%, sovrapponibile alla probabilità di aborto spontaneo in questa fase della gravidanza. E’ la

    tecnica ideale per la diagnosi molecolare (analisi del DNA) di malattie ereditarie presenti in famiglia.
    Amniocentesi: per puntura

    dell’addome alla 16° settimana, ha un rischio di aborto dello 0,5-1% e permette di effettuare l’analisi del cariotipo fetale, rivelando così la

    presenza di eventuali anomalie cromosomiche.
    Cordocentesi: prelievo di sangue fetale dal funicolo ombelicale mediante puntura addominale

    alla gestante, eseguibile dalla 18° settimana per diagnosticare infezioni fetali e verificare eventuali anomalie cromosomiche riscontrate

    all’amniocentesi.
    Fetoscopia: visualizzazione diretta del feto ed eventuale prelievo di tessuti (pelle o fegato) utilizzando un

    endoscopio, dopo la 18° settimana. Il rischio di aborto, in questo caso, è del 3-5%. Questa indagine risulta utile per la diagnosi di malattie genetiche

    della pelle, tipo l’epidermolisi bollosa, o di malattie metaboliche epatiche.

    Esistono anche delle tecniche d’indagine meno

    invasive.
    Dosaggio dell’alfa-feto-proteina sul sangue materno: se è aumentata dimostra un rischio di difetti del tubo neurale

    (anencefalia, spina bifida).
    Tri-test: dosaggio dell’alfafetoproteina, dell’HCG e dell’estriolo non coniugato nel sangue

    materno per stabilire un rischio di sindrome di Down correlato all’età materna. Questo test identifica il 70% dei feti affetti, ma risulta

    falsamente positivo nel 6% dei feti sani.
    Analisi delle cellule fetali nel circolo materno: presenta ancora difficoltà tecniche.
    Diagnosi reimpianto: tecnica molto particolare, che si avvale della fertilizzazione in vitro(Fivet) e consente di studiare il Dna delle prime

    cellule del prodotto del concepimento.

    L’amniocentesi è la tecnica più diffusa per studiare le anomalie cromosomiche del feto. Ora,

    mentre il reperto di un cariotipo normale non provoca altra conseguenza che non sia quella di tranquillizzare i parenti, garantendo loro la nascita di

    un figlio “geneticamente” sano (e li informa, altresì, sul sesso del futuro neonato), il trovare un cariotipo anomalo comporta problemi gravi e scelte

    assai difficili.

    Proveremo ora ad elencare ed a schematizzare le diverse eventualità, indicando anche le possibili soluzioni. In linea di

    massima

  • Se il feto risulta affetto da anomalie che non comportano grossi rischi di salute o di vita (vedi: la Sindrome Triplo X; la Sindrome

    45,X o S. di Turner; la Sindrome 47,XXY o S. di Klinefelter, ecc.) non si pongono scelte importanti da parte dei genitori. Il bambino nascerà

    regolarmente e verrà poi assistito nel modo migliore.

  • Se esiste un’anomalia cromosomica grave con rischio della vita e presenza di importanti

    menomazioni fisiche e psichiche (vedi: Sindrome di Down o Trisomia 21 ed altre), si pone ai genitori la difficile scelta tra il proseguire la gravidanza

    o l’interromperla (aborto eugenetico). Le convinzioni morali e religiose dei genitori ed il parere del pediatra e del genetista consiglieranno il

    comportamento da tenere.

     

    Prof. Luigi Tarani

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