

Contrazioni precoci? Rischio di nascita pretermine? La soluzione un tempo era: riposo, riposo e poi ancora riposo a letto per la futura mamma. In questo modo l’organismo non si affaticava e il peso del bambino sulla pelvi materna non era ulteriormente aumentato dalla forza di gravità. Oggi, però, gli esperti hanno cambiato idea: stare troppo a letto potrebbe causare problemi alla gravidanza e peggiorare perfino il tono dell’umore della donna. Il riposo a letto durante la gravidanza, insomma, può fare più male che bene.
Troppo riposo a letto, può essere dannoso
Il riposo a letto viene prescritto mediamente a una donna su cinque in caso di contrazioni prima delle 37 settimane di gestazione, rottura precoce delle membrane, ma anche pre-eclampsia e pressione alta, ma come spiegano gli studiosi non c’è evidenza scientifica che questa pratica migliori l’esito della maternità in presenza di rischi e aiuti a portarla a termine senza problemi. Sembrano invece esserci più effetti negativi: per il bambino, per la mamma e l’intera famiglia. L’immobilizzazione si interfaccia con le problematiche della coagulazione del sangue stimolando la formazione di trombi con possibili conseguenze come le trombosi venose oltre al rischio di diabete e depressione da isolamento con maggiori possibilità che il bimbo nasca con un peso inferiore alle attese. È quanto emerge dalle nuove linee guida elaborate dalla Società Americana di Medicina materno-fetale. Come sottolinea Anthony Sciscione, uno dei co-autori delle linee guida, il riposo forzato può provocare trombosi o emboli potenzialmente dannosi se dovessero raggiungere i polmoni.
Aumenta il rischio di diabete gestazionale
La mancanza di attività, inoltre, può esporre al rischio di diabete gestazionale, come dimostrano alcuni studi secondo i quali nelle donne a cui viene prescritto riposo a letto vi sono maggiori livelli di glucosio nel sangue, e cresce anche il rischio di sviluppare disturbi psicologici, come ansia e depressione. Non da ultimo, il riposo forzato porta ad abbandonare il lavoro, con ripercussioni importanti sul reddito familiare: questa cosa, evidenziano gli scienziati, è collegata a una maggiore possibilità che il bimbo nasca con un peso inferiore alle attese. Il riposo forzato a letto sembra essere collegato, anche se non ci sono certezze ufficiali, ad un aumento del rischio della depressione dopo il parto: infatti restare sempre in casa, distese a letto o al massimo sul divano, senza esporsi alla luce solare può provocare squilibri della serotonina, un neurotrasmettitore che regola il tono dell’umore e può predisporre alla depressione. La mancanza di rapporti sociali, l’inattività e quindi la noia possono anche ingenerare nella donna sentimenti inconsci di ostilità verso il bambino che sta per nascere, come se fosse responsabile della clausura. Insomma, oggi i ginecologi sono concordi: prima di prescrivere con leggerezza l’immobilità a letto è bene provare altri sistemi, come il cerchiaggio per aiutare la resistenza del perineo, associato eventualmente a una riduzione degli sforzi ed a un moderato aumento del riposo.
Sahalima Giovannini