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Danni dello smog già prima della nascita

Ogni inverno torna puntualmente l’allarme smog a riempire le pagine dei giornali, ma sembra che poco o nulla si riesca a fare per migliorare la situazione. Forse è in effetti utile parlare dei danni che particolato, gas tossici e polveri causano alle persone: e non solo adulti, anziani e bambini piccoli, ma addirittura anche i piccoli che devono ancora venire al mondo. Da alcuni studi sembra infatti che l’inquinamento provochi la perdita di molti punti di quoziente intellettivo.

Una ricerca condotta negli USA                

Ritardanti di fiamma, bromurati e pesticidi sono tra gli inquinanti più temibili che negli USA hanno fatto perdere in quindici anni oltre 180 milioni di punti di quoziente intellettivo ai bambini che vi sono stati esposti durante la gravidanza. Lo afferma uno studio della New York University pubblicato dalla rivista Molecular and Cellular Endocrinology. I ricercatori hanno valutato l’esposizione in utero dei bambini nati tra il 2001 e il 2016 in tutti gli USA a quattro inquinanti noti per il loro effetto negativo sul tessuto cerebrale: piombo, mercurio, pesticidi e appunto ritardanti di fiamma utilizzati in diversi prodotti dai tessili ai dispositivi elettronici. È emerso che solo quest’ultima categoria ha fatto perdere nel periodo preso in considerazione 160 milioni di punti di quoziente intellettivo, a cui si aggiungono 27 milioni persi per i pesticidi, 78 milioni per il piombo e 2,5 per il mercurio.

Smog: più rischi anche per il diabete

Lo smog in gravidanza è un fattore di rischio anche per il diabete. Le polveri sottili potrebbero compromettere il controllo della glicemia. Lo sostiene la scuola di epidemiologia Harvard T.H. Chan School of Public Health  di Boston, in un lavoro pubblicato sulla rivista JAMA Network Open. Lo studio ha coinvolto 365 bambini di Città del Messico che sono stati esposti nella vita intrauterina a una concentrazione media giornaliera di PM 2.5 pari a 22,4 microgrammi per metro cubo di aria, un valore ben al di sopra del limite fissato dalle autorità locali. Gli esperti hanno misurato più volte dai cinque ai sette anni l’emoglobina glicata dei bambini, una forma di emoglobina cui sono attaccate molecole di zucchero, misura in uso di routine per valutare il controllo glicemico individuale, e che al di sopra del valore di 6,5 segnala la presenza del diabete. È emerso che i bimbi che in utero sono stati esposti a particolato fine sopra i valori soglia presentavano in media aumenti dello 0,25% dell’emoglobina glicata tra i cinque e i sette anni. Resta da capire in che modo l’esposizione a particolato fine in utero sia ricollegabile a un minor controllo glicemico durante l’infanzia.

Smog e più zucchero nel sangue

Gli esperti ipotizzano che l’inquinamento causi alti livelli di infiammazione che sappiamo essere capaci di influenzare lo sviluppo e il funzionamento degli organi dal cervello al pancreas, dal fegato ai muscoli e al grasso corporeo, che partecipano tutti alla regolazione dello zucchero nel sangue, con modalità che hanno effetti a lungo termine. Secondo la Società italiana di diabetologia, sono sempre più numerosi gli studi che mostrano come l’influsso negativo dello smog sia un fenomeno sia trasversale e poco influenzato dalle differenze tra i vari paesi. Un motivo in più per monitorare e agire con decisione in direzione Green life.

Sahalima Giovannini  

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