
Vediamo le procedure di sicurezza adottate nei reparti di ostetricia per evitare errori al momento del parto: dal braccialetto doppio ai controlli prima delle dimissioni.
È una delle paure delle mamme e dei papà. Al momento della nascita tutti i neonati sembrano uguali. È vero davanti al bambino c’è sempre qualcuno che afferma “è tutto uguale alla mamma” o “ha gli stessi occhi del papà”, ma la paura di uno scambio nel nido dell’ospedale c’è e viene rafforzata quando dalla cronaca arrivano notizie di errori simili con tutte le tragiche conseguenze. La verità e che non c’è da preoccuparsi, i casi di cronaca fanno scalpore proprio perché eventi isolati rispetto ai milioni di nascite che avvengono in Italia e nel mondo ogni giorno.
Ma come si può essere certi che il neonato non venga scambiato con un altro? Quali sono le procedure che gli ospedali italiani devono seguire per evitare che vengano commessi errori di scambio di neonati in culla? Vediamo insieme la procedura che in linea di massima si segue al momento della nascita.
Il diritto all’informazione sanitaria, ricordato anche dalla Carta dei principi del Tribunale dei Diritti del Malato, assicura ad ogni paziente la possibilità di essere messo a conoscenza delle procedure seguite nel reparto. Se avete quindi il desiderio di essere rassicurate anche su questo aspetto non preoccupatevi inutilmente e chiedete pure con serenità, al momento del ricovero, di essere informate su quanto avverrà durante il parto.
Al fine di evitare il verificarsi dello scambio di neonati appare necessario promuovere ed assicurare l’identificazione del neonato al momento della nascita e durante la degenza, con procedure che non lascino adito a possibili errori. In linea di massima nei reparti di ostetricia è in uso il sistema di identificare il neonato mediante l’utilizzo di un braccialetto di identificazione per la puerpera e per il neonato. Al braccialetto, indossato dalla madre già prima di entrare in sala parto, deve essere legato un altro braccialetto più piccolo che verrà staccato e infilato al polso o alla caviglia del bambino subito dopo il parto, spontaneo o operativo, e comunque all’interno della sala parto o della sala operatoria. I due braccialetti devono riportare il codice identificativo della struttura e lo stesso numero progressivo identificativo prestampato.
Nessuna paura per quanto riguarda la resistenza dei braccialetti: sono realizzati con materiali idonei, costruiti in maniera che non si possano sfilare e possono essere tolti solo tagliandoli con un paio di forbici.
Ogni punto nascita può, a propria discrezione, aggiungere, oltre al numero progressivo, altri elementi identificativi (dati relativi alla puerpera, data di nascita del neonato, ecc.).
Molti ospedali mostrano alla puerpera ed alla persona che eventualmente l’accompagna, i braccialetti ancora uniti, invitando a memorizzarne il numero al momento della loro applicazione. Se il papà ha accettato di assistere al parto, affidate a lui, il compito di seguire la corretta applicazione della procedure d’identificazione: lo aiuterà anche a sentirsi un po’ più utile.
In caso di parto plurimo ogni neonato ha un braccialetto con numero progressivo, corrispondente alla cronologia della nascita, sul quale viene riportato l’ordine di genitura. Alla puerpera viene applicato il corrispondente braccialetto per ogni neonato.
L’ostetrica o il personale infermieristico dedicato all’assistenza del neonato è responsabile della immediata identificazione del neonato, effettuata tramite l’applicazione degli appositi braccialetti.
L’infermiere o vigilatrice d’infanzia dedicato all’assistenza al neonato è inoltre responsabile dell’applicazione degli altri elementi identificativi in uso nella struttura in cui lavora.
Lo stesso numero progressivo di identificazione verrà riportato sul registro nascita/parti insieme ai dati relativi all’evento nonché sulle cartelle cliniche della puerpera e del/dei neonato/i.
Durante la degenza, al momento della consegna del neonato alla puerpera, il personale sanitario dedicato all’assistenza del neonato deve controllare che gli elementi identificativi sul bracciale del neonato corrispondano agli elementi identificativi riportati sul bracciale della puerpera.
Al momento della dimissione del neonato il personale sanitario dedicato all’assistenza del neonato dovrà accertare che il neonato sia ancora provvisto del braccialetto di identificazione.
In qualsiasi momento assistenziale che dalla nascita conduce alla dimissione del neonato il personale addetto alle cure neonatali che rilevi elementi di dubbio sulla appropriatezza o elementi di inadempienza deve darne immediata segnalazione alla direzione sanitaria.
In alcuni reparti di maternità molto sofisticati si usa prendere anche l’impronta del piede del neonato su un foglio sul quale è stata impressa anche quella del pollice della madre. Tale metodo non sostituisce quello tradizionale dei braccialetti di identificazione, ma si aggiunge ad esso per dare una maggiore certezza ai casi dubbi o quando il bimbo viene rapito. L’impronta del piede, può essere confrontata da un esperto con quelle successive del lattante o del bimbo, rendendo certa l’identificazione. La scheda contenente le impronte della madre e del neonato può essere controllata dalla madre al momento della dimissione e conservata dalla struttura sanitaria come prova di identità in caso di contestazioni. Si tratta di una norma di facile applicazione che, nel dare maggiore certezza identificativa, consente anche un atteggiamento più tranquillo e rilassato da parte dei genitori, i quali, considerati i casi di scambio di neonati, sono portati a vivere con particolare tensione i pochi momenti in cui il bimbo deve essere allontanato dalla madre per esigenze igieniche e sanitarie.
Angela Salini