Solo la fantasia di un camaleonte poteva aiutare la zebra che aveva smarrito i colori del suo manto
Nell’immensa foresta africana esisteva una bella zebra dalle zampe lunghe lunghe, che adorava correre e saltare in mezzo al verde. Un bel giorno, mentre si dissetava avidamente al fiume alla fine di una lunga cavalcata, un leone le si avvicinò ruggendo. A quel punto la paura fu davvero tanta e tale da far fuggire la povera zebra che si gettò velocemente in acqua. Nuotò velocemente fino all’altra sponda del fiume, poi scosse il suo pelo bagnato e si assicurò con un colpo d’occhio che intorno non ci fosse più nessuno. Ma, dietro di lei, improvvisamente, risuonò una risata beffarda. La zebra a quel puntò si voltò ma non riuscì a vedere chi potesse essersi tanto divertito assistendo alla sua disavventura. “Sono qui!” ripeté una vocina. la zebra allora guardò con più attenzione, ma l’unica cosa che riuscì a scorgere fu un vecchio tronco d’albero appoggiato per terra; piegandosi, però, distinse due occhietti neri e vispi che la stavano osservando.
“Sono il camaleonte” riprese la stessa vocina “e cambio colore a seconda dell’umore e del posto dove mi appoggio; guarda!” e con un balzo finì sulla sabbia. La zebra, a quel punto, distingueva solo i contorni di un animaletto giallo che poi si spostò su una foglia diventando tutto verde.
“Ehi, è veramente straordinario!” esclamò sorpresa la zebra “Ed io è la prima volta che vedo una zebra senza pigiama!” ribatté il camaleonte. “Che cosa vuoi dire?” si risentì la zebra “Voglio dire che sarà il caso che tu ti specchi nel fiume e capirai!”. La zebra si piegò sull’acqua e riconobbe il suo muso. Poi si voltò da ogni parte e vide il corpo di un piccolo cavallo tutto bianco. “Dove sono finite le strisce?” gridò “le avrà cancellate il fiume!” disse il camaleonte. “Ma è spaventoso!” gemette la zebra mettendosi a piangere a dirotto come una fontana. Per riportare un po’ di buon umore negli occhi della povera zebra, il camaleonte si appollaiò su un fiore tutto rosso, poi…hop! Saltò su un casco di banane e si vestì di giallo, con delle piccole macchie marroni. Ma tutto ciò non fece altro che aumentare la disperazione della poverina che intanto continuava a singhiozzare: “Oddio, sono tutta bianca!” continuava a lamentarsi la zebra. Allora il camaleonte cominciò a cantare una dolce ninna-nanna e, in un istante, la povera zebretta si addormentò.
Era mezzogiorno e il sole batteva molto forte. Il camaleonte si mise all’ombra di una grande foglia di banano e si sistemò per schiacciare un pisolino; ma i raggi del sole che filtravano attraverso la sua foglia-ombrellino lo disturbavano. Questo gli fece venire un’idea: tagliò la foglia in lunghe in lunghe strisce che avvolse attorno al corpo della sua amica; poi aspettò. Qualche ora dopo la zebra si svegliò tutta sudata. “Che caldo!” disse “Ehi, camaleonte, dove ti sei nascosto? Non ti vedo da nessuna parte. “Sono sulla tua schiena!” rispose il camaleonte. “C’è una sorpresa per te. Attenzione, non muoverti, sto aprendo il regalo!” Srotolò lentamente le strisce di foglia e le tolse delicatamente. La zebra, che guardava incuriosita, lanciò un grido di gioia; sul suo corpo ora c’erano tante belle strisce grigie. “E’ magnifico! esclamò. Ma come hai fatto?” “Oh, io, niente di particolare!” rispose il camaleonte con modestia. “Ti sei solamente abbronzata al sole, tranne che nelle parti coperte dalle strisce di foglia! “Che felicità! Come posso ringraziarti?”. “Beh” disse il camaleonte con voce timida “io ho sempre sognato di avere un vestito a strisce. Posso restare sulla tua schiena?” “Con gioia!” rispose la zebra ridendo. E vestiti tutti e due con i loro bei pigiami, se ne andarono, pin pianino, a salutare il sole che stava tramontando.
Giancarlo Strocchia