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Mamme buone e figli mostri, un algoritmo speciale

Per una strana coincidenza sto seguendo una persona, terapeuticamente parlando, molto simile a Simone, lo stupratore di Roma. Il ragazzo che dopo aver commesso violenza su una donna è andato serenamente a dormire.

Ho letto l’intervista rilasciata dalla mamma di Simone. La donna, parlando di lui, dichiara che suo figlio non  è un mostro e che se lui è così, ha le sue buone ragioni: è un ragazzo che ha sofferto prima l’abbandono della madre ed a distanza di anni l’abbandono della moglie portando con sé un’unica figlioletta. Eppure Simone a suo tempo dette un pugno ben assetato sul volto del compagno della madre per banalità e verso sua moglie troppo spesso metteva in atto comportamenti violenti, tanto è che hanno portato l’ex-moglie a chiedere il divorzio. In apparenza può sembrare davvero strano ascoltare una madre sostenere che suo figlio è un bravo ragazzo quando ben sappiamo che, oltre a sferrare un pugno in pieno volto alla malcapitata, stordendola, l’ha obbligata con la violenza ad un rapporto orale, strappandole l’anima oltre che il portafoglio.

La persona che sto seguendo si comporta allo stesso modo: anche nella sua storia troviamo una moglie richiedente la separazione. In casa volavano quotidianamente parole offensive anche nei confronti della propria bambina al punto da intimorirla e scegliere di non vedere il padre nei giorni di sua competenza. Ho richiesto un incontro con sua madre per capire meglio alcune dinamiche…il risultato? Mio figlio è un buono, non può aver fatto nulla di quanto è accusato  né tanto meno si è rivolto con parole volgari a sua moglie.

Perché due madri, entrambe con figli adulti, entrambi padri a loro volta, entrambi con problematiche abbastanza difficili, ignorano completamente la gravità dei comportamenti dei loro figli? E non solo, vanno anche alla costante ricerca di tutte le giustificazioni possibili per edulcorare l’immagine del figlio-uomo. Sicuramente il senso di colpa è una delle leve principali ma questo può essere valido solo quando si è giunti al capolinea, ma…cosa ne è stato del rapporto madre-figlio quando i figli erano bambini?  Quando i figli avevano bisogno di essere presi per mano e guidati negli affetti più intimi e coinvolgenti e soprattutto quando doveva essere insegnato loro il rispetto per la donna?  E’ stato questo passaggio negativo a generare un sentimento d’amore vestito di odio verso qualsiasi donna che sia bambina, donna o madre, ed è per questo che dopo la violenza messa in atto tutto acquista una dimensione di piena normalità proprio come se nulla fosse stato. La  dicotomia amore-odio  con molta probabilità vissuta da piccoli, è un terreno fertile per veder modificato il parametro tra realtà normale e realtà aumentata, la condizione che porta ad avere una percezione distorta della realtà quotidiana.

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