Sentenza della Cassazione: il medico non può sottrarsi alla visita, anche solo per rassicurare i genitori
Il pediatra non ha solo il dovere di curare i bambini, ma anche quello di rassicurare i genitori preoccupati. E’, in sintesi, il pensiero dei giudici della Corte di Cassazione che con una recente sentenza hanno dato torto ad un medico che si era rifiutato di visitare a domicilio il piccolo malato.
La vicenda ha preso il via nell’estate del 1998, quando una signora di Pistoia, telefona al pediatra del servizio sanitario perché il figlioletto di 13 mesi ha 38 e mezzo di febbre. Il medico spiega alla donna che la situazione non è grave e assicura che non è necessaria una visita domiciliare. La donna, però, non soddisfatta del comportamento del medico, presenta un esposto all’Ordine dei medici di Pistoia, che decise di mettere sotto procedimento il pediatra. Il Tribunale dei medici ha poi accolto l’esposto della donna, affermando che compito del pediatra è anche quello di dare “sollievo delle sofferenze, sia sotto il profilo psichico che fisico”. In quell’occasione, il Tribunale dei medici aveva censurato il comportamento del medico osservando “una insufficiente capacità di percepire il bisogno di rassicurazione dei genitori del piccolo paziente, interrompendo il rapporto fiduciario con pregiudizio dell’intera categoria professionale”.
Convinto di una sentenza ingiusta il medico ha, allora, deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Ma anche i giudici della Suprema Corte gli hanno dato torto, ribadendo che il medico deve rassicurare di persona i genitori del bambino malato. Il codice deontologico dei medici, osserva infatti la Cassazione, impone “oltre al dovere di un intervento terapeutico appropriato, anche quello del sollievo della sofferenza, tenendo presente che la salute deve essere intesa come benessere fisico e psichico”.
Giulia Buia