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Cassazione, separazioni e figli

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Due sentenze in pochi giorni: mamme apprensive e papà assenti rischiano l’affidamento dei bambini

Chi non vissuto la rabbia di una separazione, la guerra intorno alle rovina di un rapporto, le battaglie sul destino dei figli stenta a capire. Stenta a capire come sia possibile che degli adulti finiscano per affidare a degli avvocati, a dei consulente, a dei giudici il presente ed il futuro dei loro figli. Eppure è così, si combatte, udienza dopo udienza. fino all’ultimo grado, fino a quella Corte di Cassazione le cui sentenze finiscono spesso per fare rumore. E’ successo nei giorni scorsi, con due sentenze, pubblicate a distanza di poche ore, dai risultati contrapposti: da una parte l’affidamento negato ad una madre, d’altro un affidamento revocato ad un padre. Alla base della decisione due motivazioni che certo sono destinate a fare giurisprudenza. Vediamole ne dettaglio

Mamma iperprotettiva, bimbo affidato al papà
Nella prima la Corte di Cassazione ha confermato una sentenza dei giudici della Corte d’appello di Firenze che aveva deciso di affidare il bambino al padre, considerando che “il comportamento eccessivamente apprensivo ed iperprotettivo” della mamma aveva creato dei “problemi” al figlio adolescente. La donna, inoltre, prima che intervenisse la sentenza che affidava Lorenzo al padre, aveva cercato in tutti i modi di ostacolare i rapporti tra il padre e il ragazzino. In particolare, aveva “fatto fallire” tutti i tentativi fatti da consulenti e terapeuti che si prodigavano affinché Lorenzo e suo padre potessero avere un rapporto sereno nonostante il clima di apprensione costantemente creato dalla madre. I magistrati della Suprema Corte hanno respinto il ricorso con il quale Stefania voleva “riappropriarsi” del figlio spiegandole che l’affidamento dei figli viene deciso in base al “’criterio fondamentale dell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, a fronte del quale la posizione dei genitori non si configura come diritto ma come munus”. In sostanza, l’affidamento dei figli non è un diritto ma una sorta di “privilegio” che ottiene “il genitore più idoneo a ridurre i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo possibile della personalità del minore, nel contesto di vita più adeguato a soddisfare le sue esigenze materiali, morali e psicologiche”.

Papà troppo assente, i figli tornano con la mamma
In una sentenza successiva la Corte di Cassazione ha invece confermato la revoca dell’affidamento di due bambini ad un papà “colpevole” di lasciare troppo tempo i figli con la baby sitter o la nonna. In particolare i supremi giudici hanno stabilito che è nell’interesse dei due minori vivere con la mamma piuttosto che col papà, dal momento che l’uomo spesso si serviva della baby sitter o della nonna per sorvegliare e controllare i bambini durante la giornata, mentre lui era al lavoro. La donna, invece, tutti i giorni, per tre ore al giorno, andava a trovare i suoi bambini e si era assunta il compito di “organizzazione della giornata dei figli, cura della loro persona, svolgimento dei compiti scolastici, soluzione di problemi di carattere sanitario, esercizio delle attività sportive, il buon uso del tempo libero”. In sostanza, secondo la madre, l’affidamento dei figli al marito era solo “una etichetta” non “corrispondente alla realtà dei fatti”. E i giudici della Corte di Appello di Bari alla quale la donna si era rivolta per ottenere che i figli andassero a vivere con lei, le hanno dato ragione. Anche la Suprema Corte ha confermato che, sebbene i due genitori fossero entrambi “idonei” al ruolo genitoriale, pure era meglio che i ragazzini crescessero con la mamma che poteva dedicargli più tempo senza far troppo ricorso a baby sitter e parenti. La Suprema Corte ha ritenuto corretta “la ragione fondamentale per cui la corte barese affida i due minorenni alla madre”. Essa consiste nel fatto che la donna, “anche dopo la separazione, ha svolto effettivamente, nei limiti di tempo che le erano concesso dal regime di visita, il ruolo materno, tenendo con se i figli ogni giorno, accudendoli e curandone i rapporti con l’ambiente esterno”. “Per contro – sottolinea la Cassazione – il genitore affidatario, per necessità o per qualsiasi altro motivo, ha avuto un ruolo meno incisivo, delegando a terzi (nonna, baby sitter) molte funzioni che bambini di quella età attendono solitamente dalla madre”.

 

Matteo De Matteis

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