Una sola dose, da ripetere entro i sei anni: così si difendono i bambini da morbillo, parotite e rosolia
Ormai da qualche anno è in commercio in Italia il vaccino, che contiene nello stesso flaconcino i vaccini contro morbillo, parotite e rosolia (MPR). Il vaccino è costituito dai virus delle tre malattie, vivi e attenuati. Per il morbillo si ritrovano in commercio vaccini, costituiti da ceppi diversi: Schwarz, Moraten ed Edmonston Zagreb, tutti con un livello simile d’immunogenicità e dotati di un’efficacia protettiva simile. Anche per la parotite i ceppi presenti nei vaccini sono diversi, a seconda della preparazione: Jeryl Lynn, Jeryl Lynn modificato, Urabe AM/9, Rubini. Questo ultimo ceppo di virus della parotite è risultato poco immunogeno e quasi completamente sprovvisto di effetto protettivo. Il 12 marzo 2001 l’Istituto Superiore di Sanità ha inviato una risposta a una richiesta di delucidazioni, affermando che le pubblicazioni in suo possesso “riportano un’efficacia protettiva del ceppo Rubini molto bassa, fra il 6 e il 10%, rispetto a quella di altri ceppi presenti nei vaccini attualmente in commercio (73 e 62%)”. Nella lettera si afferma inoltre che “i dati preliminari, ottenuti da una rete sperimentale di raccolta dati, confermano un’elevata incidenza di parotite epidemica in bambini vaccinati con vaccini contenenti il ceppo Rubini e quindi confermano una scarsa protezione fornita da tale ceppo. Tali dati e valutazioni sono stati trasmessi al Ministero della Sanità per i provvedimenti del caso”. Per la rosolia esiste oggi un unico ceppo virale nei diversi vaccini in commercio, il ceppo Wistar RA 27/3, altamente immunogeno e molto efficace nella prevenzione.
Il moderno orientamento è infatti quello di vaccinare insieme contro tutte e tre le malattie, di vaccinare sia maschi, che femmine, con una prima dose a 13-15 mesi e una seconda a 4-6 anni. Il vaccino viene somministrato sottocute. Viene da tutti consigliata la somministrazione del vaccino MPR anche nelle età successive, specialmente in soggetti di sesso femminile che, prima di rimanere in stato interessante, siano risultate dall’esame del sangue negative per la rosolia, quelle cioè che nella loro vita non avevano mai avuto la rosolia. Nel caso che una donna adulta si sottoponga alla vaccinazione contro la rosolia non deve entrare in stato di gravidanza nei 3 mesi successivi.
Dall’eliminazione della malattia all’eradicazione
Quando in un’area geografica più o meno vasta (come una Regione o un intero Paese) non si riscontrano più casi autoctoni di morbillo, si usa parlare di eliminazione della malattia. Con questo concetto s’intende essenzialmente indicare l’interruzione della trasmissione dell’infezione da un soggetto all’altro. In queste isole felici, sempre più numerose nel Mondo (Finlandia e USA per esempio) i casi di morbillo, di parotite e di rosolia, che si verificano sono solo quelli importati, intorno ai quali si manifesta un numero bassissimo di casi singoli (casi secondari), fra quei pochi che siano sfuggiti alla vaccinazione o ad essa non abbiano risposto. Secondo i dati USA di circa un anno fa, dei 138 casi di morbillo verificatisi in quel Paese nel 1997, 9 venivano dall’Italia, 9 venivano dalla Germania e così via: da questo risulta che non solo il nostro Paese paga un alto contributo alla malattia (30-40.000 casi notificati per anno nel 1996-1997), ma che siamo di conseguenza anche un Paese esportatore di morbillo, verso altre Nazioni meglio difese della nostra.
E’ chiaro che in una situazione di “eliminazione” della malattia, la vaccinazione va continuata e incrementata, anno dopo anno, per non aumentare il numero dei suscettibili.
Il concetto di eradicazione è invece più ampio e più ambizioso: in esso si configura l’eliminazione del virus del morbillo insieme alla scomparsa della malattia, in ogni parte del mondo, proprio come è avvenuto per il vaiolo, oltre 20 anni fa, e come si spera avvenga fra qualche anno per la poliomielite. Per ottenere l’eradicazione l’impegno deve essere notevole, anche da un punto di vista economico, da parte di tutti i Paesi, ma la meta che verrà raggiunta è di grande importanza, perché, poco dopo aver raggiunto l’eradicazione, la vaccinazione finalmente potrà essere sospesa.
La vaccinazione in Italia
Ma a che punto siamo in Italia con la vaccinazione per il Mobillo, la Parotite e la Rosolia?
A un punto non molto buono, almeno fino a un paio di anni fa. Gli ultimi dati, quelli del progetto ICONA (1998) riportano che, ai primi mesi del 1998, la copertura vaccinale italiana era mediamente del 56,4%, livello assolutamente insufficiente anche per controllare la malattia. Attraverso questo studio è risultato evidente che esiste una profonda difformità fra una Regione e l’altra: accanto all’Emilia-Romagna, dove è stato raggiunto un livello vicino al 90%, vi sono altre Regioni, come la Calabria, la Campania, l’Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la Sicilia, insieme alla provincia di Bolzano, nelle quali il tasso di copertura è lontano dal 50%. Le forti epidemie di morbillo di una paio di anni fa (nella sola provincia di Palermo vi furono oltre 6.000 casi) ne sono la conseguenza diretta. Dal 1998 a oggi la copertura vaccinale è molto migliorata, anche nelle zone dove era carente, ma la strada da fare per raggiungere il 95% di copertura è ancora lunga. E’ attualmente in corso una forte campagna di vaccinazione in 7 Regioni italiane.
Perché due dosi?
La constatazione che dopo la prima dose, quando eseguita fra il 13° e il 15° mese, circa il 5% dei bambini vaccinati non risulta difeso, indica, senza ombra di dubbio, che la scelta non può essere che quella di due dosi. Se la vaccinazione potesse essere spostata a 3-4 anni, quando il bambino è in grado di montare una risposta immunitaria in una percentuale di soggetti superiore a quella già osservata all’anno di età, forse potrebbe essere sufficiente anche l’uso di una sola dose; ma, così facendo, lasceremmo scoperti i primi anni di vita. Fra avere un maggior grado di immunogenicità e lasciare scoperte alcune classi di età, è necessario addivenire a un compromesso, cioè scegliere il minor male. La decisione di vaccinare a 13-15 mesi è proprio il frutto di questo compromesso.
Deve comunque essere sottolineato che, in una prospettiva di sanità pubblica che mira alla riduzione al più basso livello possibile del numero dei suscettibili, il recupero di bambini, adolescenti e giovani adulti che non hanno mai effettuato alcuna vaccinazione né hanno avuto il morbillo, ha sicuramente un impatto molto più importante, sulla diffusione del virus, di un pari numero di seconde dosi.
A qual’età la prima dose?
Qualche anno fa la prima dose di vaccino contro il morbillo veniva eseguita al 15° mese, oggi ne viene consigliato l’uso al compimento del 12° mese(cioè dopo il compimento dell’anno di età)-15° mese. Dopo la prima dose, come abbiamo visto, circa il 5% dei soggetti vaccinati non prepara difese contro il virus del morbillo. I fattori in gioco per spiegare questa mancata risposta sono fondamentalmente due:
A qual’età la seconda dose?
A 4-6 anni come viene ora suggerito o a 11-12 anni come si diceva nel passato? Nel nuovo Calendario nazionale sono previste tutte e due le età. Tuttavia, se impostiamo il ragionamento sulla constatazione che le epidemie di morbillo, insorte all’adolescenza (relativamente frequenti nei Paesi che hanno iniziato a vaccinare per primi) non dipendono tanto dall’aver perduto con gli anni le difese conferite dalla prima vaccinazione, quanto da una mancata risposta alla prima dose, la scelta fra le due date proposte è abbastanza facile. Perché aspettare gli 11-12 anni quando è molto probabile che alcuni di questi bambini siano suscettibili anche in precedenza e quindi possano ammalarsi di morbillo? La seconda dose va praticata preferibilmente a 4-6 anni di età, all’ingresso nella scuola, ma può essere somministrata in precedenza in qualunque momento (durante un’epidemia o in occasione di un viaggio internazionale), almeno a distanza di qualche mese dalla prima vaccinazione. E’ ovvio che i bambini che non sono stati vaccinati a 4-6 anni debbono essere vaccinati a 11-12 anni di età. D’altra parte quando, per una qualsiasi ragione, la prima dose venga eseguita prima dell’anno, sono necessarie altre due dosi di vaccino
L’importanza del “catch-up”
Oltre a quanto detto sopra, dalle esperienze internazionali è risultato che, per ottenere una buona copertura vaccinale, è molto importante che venga messo in atto un sistema di monitoraggio, che è conosciuto sotto il nome di catch up (che in italiano possiamo tradurre “ripescaggio”), da eseguire in due occasioni, a 4-6 anni e a 11-12 anni. Il catch up consiste nell’andare a raggiungere, con la maggior accuratezza possibile, tutti i bambini che siano sfuggiti alla vaccinazione con la prima dose per sottoporli alla vaccinazione. Con questo sistema, applicato in due occasioni, sono stati ottenuti i migliori successi in ogni parte del mondo. Anche in Italia, in molte Regioni, è stato proposto e inserito nel Piano regionale di vaccinazione, il catch up.
I possibili effetti collaterali
Un basso numero di bambini presenta dopo 8-12 giorni dalla vaccinazione un po’ di febbre, un leggero stato di malessere e ancora più di rado un’eruzione (dovuta al vaccino contro il morbillo o contro la rosolia); in altri casi si può avere, oltre alla febbre, un ingrossamento della ghiandola parotide ed eccezionalmente i segni di un’irritazione meningeale, assolutamente benigna (dovute al vaccino contro la parotite); in altri casi si può avere ingrossamento delle linfoghiandole della nuca. Tutto passa in 2-3 giorni. Rilievo di grande importanza: il vaccinato non elimina virus nell’ambiente, anche se presenta qualche sintomo. Nella vaccinazione dell’adulto può insorgere dolore alle articolazioni. Se il vaccinato presenta reazioni di una certa gravità, nei giorni successivi alla somministrazione del vaccino, è necessario avvertire immediatamente il pediatra.
Le precauzioni necessarie
I soggetti stessi o i genitori dei soggetti, che si trovino nelle sotto riportate circostanze, debbono farle presenti al medico vaccinatore, prima di procedere all’inoculazione:
Prof. Giorgio Bartolozzi