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Morbillo, parotite e rosolia

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Incubazione, diffusione e rischi connessi: ecco cosa bisogna sapere su queste tre malattie esantematiche

Le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia possono essere eseguite separatamente, ma conviene eseguirle tutte insieme, in un’unica inoculazione, per ridurre il dolore al bambino e per facilitare le modalità di somministrazione. Se il soggetto da vaccinare avesse già presentato in precedenza una delle malattie, verso la quale si intende difenderlo, la vaccinazione può essere eseguita ugualmente, senza alcuna conseguenza: si vengono così a coprire gli errori di diagnosi, che per la rosolia raggiungono il 50% e per la parotite il 30%.

Cos’è il morbillo?
E’ la più grave delle comuni malattie eruttive (esantematiche) del bambino. Dopo un lungo periodo d’incubazione (circa 10 giorni), inizia il periodo prodromico, cioè quel periodo, detto anche delle mucositi (tosse, secrezione dal naso, congiuntivite), nella quale la diagnosi presenta sempre una certa difficoltà. Il successivo periodo esantematico è caratterizzato da un’eruzione, di tipo maculo-papuloso, che inizia dalla nuca e dietro le orecchie per diffondersi a tutto il corpo, accompagnata da febbre alta. La febbre complessivamente dura 7-8 giorni, l’eruzione 3-5 giorni. La malattia è importante per le sue complicazioni, come l’otite e la polmonite, che compaiono in generale 1 bambino su 10: gli antibiotici, dati preventivamente, non hanno alcun effetto. Circa 1 bambino su 1.000 va incontro a encefalite, che a volte lascia conseguenze a carico del sistema nervoso centrale, come convulsioni, sordità, ritardo mentale e molto di rado porta a morte il bambino.
Il numero di casi notificati in Italia oscilla fra i 20.000 e gli 80.000 (probabilmente le notificazioni sono di circa 10 volte al di sotto della realtà); il numero più alto avviene in corso di epidemie, che si manifestavano ogni 2-3 anni. Negli ultimi due anni, con l’intensificarsi della vaccinazione contro il morbillo, il numero di casi notificati è risultato inferiore ai 10.000. Il numero dei morti per morbillo in Italia si è andato progressivamente riducendo negli ultimi decenni: nel 1997 (ultimo dato ISTAT) i morti notificati per morbillo sono stati 9. Di questi 4 avevano un’ età inferiore ai 14 anni, 2 avevano un’età fra 15 e 24 anni e 3 avevano un’ età superiore ai 24 anni.
La vaccinazione contro il morbillo è raccomandata ed è inserita nel Decreto Ministeriale del 7 aprile 1999, accanto alle altre vaccinazioni.

Cos’è la parotite epidemica ?
E’ una malattia comune nei bambini. Il periodo d’incubazione è lungo: dura 16-18 giorni. La parotite è caratterizzata da febbre elevata e ingrossamento di una o di ambedue le ghiandole parotidi (ma a volte possono essere gonfiate anche le altre ghiandole salivari). L’ingrossamento al davanti e al di sotto dell’orecchio fa assumere al bambino (quando la parotite sia bilaterale) un aspetto, che può, molto alla lontana, assomigliare a quello di un gatto, donde il nome popolare di “gattoni”. Può dare due complicazioni: in un caso su 10, un’irritazione delle meningi (meningite sierosa benigna), e, molto più di rado, un’ infiammazione di uno o di ambedue i testicoli (orchite) in soggetti che siano in pubertà o che l’abbiano superata. L’orchite è una complicazione grave, dolorosissima, che, quando è bilaterale, può portare raramente alla sterilità. La parotite può dare anche sordità.
In Italia nel 1997 (l’ultimo anno di cui possediamo i dati ISTAT disaggregati) furono notificati 29.645 casi, di cui 26.408 prima dei 14 anni (90%), 1.269 fra 15 e 24 anni (4%) e 1.849 oltre questa età (6%) (per 123 pazienti non è stata notificata l’età). Nel 1996 il tasso di morbilità fu di 106,7 casi su 100.000 abitanti e nel 1997 di 51,5 su 100.000 abitanti. Negli anni precedenti (1989-96) i casi notificati hanno variato da 29.040 a 71.089 per anno, con una forte puntata epidemica nel 1995. Nel nostro Paese la letalità per parotite (cioè il numero dei morti sul totale degli ammalati) è molto limitata: dal 1989 al 1997, 5 decessi di cui uno solo in un bambino di 2 anni e gli altri in età superiore ai 60 anni. Secondo il Ministero della Sanità (Bollettino epidemiologico) nel 1998 sono stati notificati in Italia 14.733 casi e, nel 1999, 40.428.
La vaccinazione contro la parotite è raccomandata ed è inserita nel Decreto Ministeriale dei 7 aprile 1999, accanto alle altre vaccinazioni.

Cos’è la rosolia?
Anche per la rosolia il tempo d’incubazione è relativamente lungo: da 15 a 18 giorni. E’ una malattia abbastanza frequente nei bambini. Si tratta di un’infezione leggera, con poca febbre, eruzione di colore rosso sfumato, diffusa a tutto il corpo e ingrossamento delle ghiandole del collo, soprattutto posteriormente, alla nuca. La malattia dura circa 3 giorni. Talvolta, soprattutto nei soggetti adulti di sesso femminile, può insorgere dolore alle articolazioni, che dura 1-2 settimane. Molto di rado la rosolia può causare infiammazione del cervello (encefalite) o determinare la comparsa di piccole emorragie sulla pelle (porpora), per riduzione del numero delle piastrine.
Il più grave problema con la rosolia si verifica quando questa malattia colpisca una donna nei primi mesi di gravidanza: in questa circostanza ci sono molte probabilità che sopraggiunga un aborto o che il neonato veda la luce con segni evidenti di sofferenza (basso peso alla nascita, microcefalia, polmonite, epatite, porpora) spesso associati a malformazioni gravi, quali un difetto a carico del cuore, alterazioni dell’occhio (cataratta) e dell’udito (sordità). L’ultima grande epidemia di rosolia fu quella del 1964, in occasione della quale in USA nacquero 25.000 bambini con questi difetti.
Poiché la capacità di diffusione della malattia fra i soggetti suscettibili è minore di quella del morbillo, della pertosse e della varicella (per la rosolia è di 7-8, cioè intorno a ogni caso di rosolia se ne sviluppano altri 7-8, contro i 15-17 del morbillo), il numero dei soggetti di sesso femminile che in età adulta sono ancora suscettibili alla rosolia varia intorno al 20% (cioè può ammalarsi una donna su cinque), una cifra abbastanza alta. Nel nostro Paese e in quasi tutti i Paesi europei, nei quali la vaccinazione venne limitata al solo sesso femminile, in età immediatamente prepubere, l’andamento epidemico è risultato ancora presente: per l’Italia gli anni 1971-72, 1978-79, 1982-83 e infine un’epidemia nel 1989 e nel 1997; le classi di età più colpite sono state quelle della scuola e ovviamente il sesso più colpito è quello maschile.
I casi di rosolia notificati in Italia sono stati nel 1987, 12.915, per salire a 62.241 nel 1989 e scendere a 15.362 nel 1991; nell’epidemia del 1997 i casi notificati sono stati 37.612 (ISTAT): al solito il maggior numero di casi è stato notificato nelle regioni del centro nord (circa il 90% del totale). Il Bollettino Epidemiologico del Ministero della Sanità riporta, per il 1998, 3.318 casi notificati e 1.129 nel 1999.
Nel nostro Paese i casi di rosolia congenita sono risultati oltre 100, nel 1988, intorno a 50 nel 1989 e 1990 e 20 nel 1991, a ulteriore testimonianza che con la strategia vaccinale allora in uso, non era stato affatto risolto il problema dell’embriopatia rubeolica, unico e principale scopo della vaccinazione contro la rosolia.
Il passaggio all’attuale strategia vaccinale (due dosi sia nei maschi che nelle femmine) ha ridotto in modo evidente sia il numero dei casi di rosolia, che quello dei neonati con embriopatia rubeolica.
Nel 1988 si sono verificate in Italia 3 morti per rosolia, tutte in soggetti con età superiore ai 70 anni. Successivamente la letalità per rosolia è risultata 0.
La vaccinazione contro la rosolia è raccomandata ed è inserita nel Decreto Ministeriale del 7 aprile 1999, accanto alle altre vaccinazioni.

 

Prof. Giorgio Bartolozzi

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