
Il servizio di refezione scolastica è attivo nelle scuole, è un’opportunità per i bambini di mangiare un pasto caldo ma anche quello portato da casa va bene, l’importante è variare.
Il momento del pasto a scuola? È fondamentale quanto la matematica e l’italiano, o quanto le attività sportive che si svolgono nell’orario scolastico. Nutrirsi in modo adeguato significa ricaricarsi di energie dopo le fatiche fisiche e intellettuali del mattino appena trascorso tra i banchi. I nutrienti assunti con il cibo sono essenziali per mantenere sane e attive le cellule nervose e quelle muscolari. Ai bambini, però, questo non è sufficiente, loro vanno alla ricerca soprattutto di quello che percepiscono come “buono” e quindi, conforme al loro gusto personale. Il cibo è una fonte di gratificazione che viene attesa con gioia nelle ultime ore della mattinata, quando il rendimento cala e l’appetito inizia a farsi sentire.
Le mense scolastiche educano al gusto
L’alimentazione che viene proposta nelle scuole deve però rispondere a un altro requisito: deve non soltanto essere percepita con piacere dal bambino, ma anche collaborare, assieme al regime alimentare che viene proposto in famiglia, a un corretto percorso di educazione al gusto. Un bambino, dalla scuola materna in poi, deve imparare a conoscere sapori e consistenze più adulte: l’amarognolo di una vasta gamma di verdure, la frutta da mangiare intera e magari con la buccia, il piatto unico, le minestre e le zuppe di verdura. Piatti nuovi, insomma, che interessino il bambino abituandolo ad allargare le proprie predilezioni, spesso limitate alla pasta al pomodoro, alla cotoletta e a pochi altri piatti. Una corretta alimentazione è anche un modo per combattere il sovrappeso e l’obesità, problemi che anche nel nostro paese toccano da vicino molti ragazzini già nei primi anni di vita.
Il valore della mensa scolastica
Il problema è: fino a che punto i servizi di refezione scolastica rispondono a tali requisiti, riuscendo a realizzare la difficile conciliazione tra qualità e gradevolezza per i bambini? Difficile rispondere. La società che fornisce i pasti alle scuole pubbliche di Milano, per esempio, preparando cibo per migliaia di bambini, da tempo ormai è al centro di accese polemiche per la scarsissima qualità degli alimenti che vengono proposti ai ragazzi. Le lamentele dei bambini, dapprima prese per capricci e per difficoltà nell’accettare questi alimenti “nuovi”, hanno poi trovato riscontro nel giudizio di molti genitori milanesi, facenti parte delle commissioni mensa, che hanno verificato come in effetti molti dei piatti non rispondevano a requisiti di qualità: ne sono un esempio le crocchette di totani surgelati provenienti dalla Spagna, le polpette di carne macinata dall’origine difficilmente tracciabile, piatti già eliminati dal menu nello scorso anno scolastico. Ma tonno e fagioli nel menu della scuola materna è un ricordo ancora molto recente. La società Milanese vanta anche il poco invidiabile primato di 4.000 lamentele al mese, ma non va meglio in altre città, come Roma o Torino. È stato infatti calcolato che in alcuni casi vengono somministrati pasti con un valore delle materie prime inferiore a 2 euro: una situazione inaccettabile perché coinvolge l’infanzia, la categoria più debole e a rischio, che ha esigenze particolari e che può essere condizionata per sempre da scelte operate da “altri” adulti che non siano la famiglia.
Impegno costante per la qualità
È quindi importante che le famiglie dei bambini continuino a impegnarsi perché venga garantita loro la migliore qualità del cibo, che deve essere accompagnata dal gusto e dalla gradevolezza delle preparazioni. Perché, se ben funzionante, il servizio delle mense scolastiche ha il vantaggio di proporre piatti variati e soprattutto caldi, un valore aggiunto non da poco e che, soprattutto, non può essere eguagliato dal pocket lunch che un bambino si porta da casa. È vero: i nostri figli gioiscono all’idea di avere a pranzo uno o più panini, riccamente farciti dell’affettato preferito, accompagnati da una confezione di macedonia preparata dalla mamma. La scelta del pocket lunch può però costituire un’eccezione, non la regola, dell’alimentazione quotidiana. I bambini devono infatti consumare frutta e verdura in cinque porzioni al giorno, secondo le recenti indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La frutta può essere fornita con facilità: meno semplice è dare ai bambini contenitori da gestire autonomamente con insalata verde o di pomodori, verdure al vapore o in umido condite, tocchetti di verdure fresche. Può essere complicato preparare al mattino pietanze semplici, come petto di pollo, pesce, uova, per non parlare di minestre o di primi piatti. Alimenti che devono far parte del menu di tutti i giorni e che un panino, per quanto farcito in modo vario, non può costituire. Il pocket lunch può essere, questo sì, proposto nello spuntino di metà mattina: uno spuntino nutriente sì, ma digeribile in fretta e soprattutto tale da non interferire con il pasto di mezzogiorno. Largo quindi a frutta di tutti i tipi, verdure fresche a bastoncino, yogurt o succhi di frutta. E’ possibile sbizzarrirsi tra le varietà dei nutrienti con il fine ultimo di educare i nostri ragazzi al gusto.
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