Gli psicologi americani lanciano l’allarme e chiedono maggiori protezioni per i bambini più piccoli
Stop alla pubblicità televisiva per i bambini al di sotto degli otto anni. A lanciare l’appello è l’American Psychological Association (APA), in seguito ad uno studio che ha evidenziato i rischi insiti nella percezione della pubblicità da parte dei piccoli telespettatori.
Bombardati dalla pubblicità
Secondo i dati dell’associazione americana i bambini vedono in media 40.000 spot pubblicitari l’anno. Questi ultimi sono frutto di investimenti colossali, pari a oltre 12 miliardi di dollari. Ed i bambini più piccoli percepiscono come vero tutto ciò che passa in pubblicità. Al di sotto degli otto anni non sono in grado di capire il fine che c’è sotto gli spot, spiega Dale Kunkel, dell’Università Californiana di Santa Barbara. La task force di psicologi che ha permesso la ricerca, partita nel 2000, punta il dito contro gli spot che costituiscono la top ten pubblicitaria con i bimbi come destinatari: prodotti per la colazione ricchi di zuccheri come i cereali, caramelle e dolci, bibite e una miriade di snack che aprono la porta verso la via dell’obesità, un problema sempre più pesante tra giovani e giovanissimi. Ma nel mirino del gruppo di ricerca ci sono anche gli spot per videogames e altri giochi che, secondo gli psicologi statunitensi, istigano la violenza. Sotto accusa anche gli spot per gli alcolici che, pur essendo rivolti ai grandi, vanno a finire in fasce di programmazione televisiva in cui sul sofà ci sono anche i piccoli spettatori, che così assimilano l’idea degli alcolici come qualcosa di buono.
Spot e conflitti con i genitori
Il problema con questi piccoli fruitori della Tv è che non hanno ancora sviluppato le capacità cognitive per percepire il fine persuasivo degli spot. Infatti, rileva Kunkel, questi bambini alla fine vogliono il prodotto visto in Tv e spesso non vogliono sentir ragioni cosicché la pubblicità si rende anche complice di alimentare un conflitto genitori-figli. Inoltre il rischio è alto perché basta che vedano uno spot una sola volta e il gioco è fatto, non si tolgono più di mente l’oggetto reclamizzato e finiscono per fare aprire ai genitori il portafoglio. In più, all’aumentare del livello di esposizione allo stesso spot cresce la probabilità dell’acquisto. Da ciò le richieste della task force Apa: in primo luogo operare restrizioni sul numero di pubblicità che raggiungono i più piccoli e poi imporre a chi le realizza un linguaggio a misura di bambino.
Matteo De Matteis