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Scuola: mensa pubblica o pappa della mamma?

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Un contenitore con insalata di riso, pollo e verdure, un panino con prosciutto e mozzarella: è quello che potranno portare a scuola i bambini di Brescia, visto che la Asl locale ha accolto la proposta di Movimento 5Stelle. Al posto della pasta scotta e acquosa, pesce insipido e fagiolini sconditi – parole raccolte dalla bocca di bambini, davanti a una scuola elementare italiana – i piccoli potranno portare il pranzo da casa, un – pocket lunch – come lo chiamano in Inghilterra, con un pasto che piaccia e ovviamente equilibrato.

Troppo cibo nella spazzatura
L’idea del movimento politico si ispira a un modello del Nord Europa, dove da tempo i piccoli portano il pasto da casa. I vantaggi di questa iniziativa, che gli autori sperano di estendere prima a tutta la Lombardia e poi al resto delle regioni italiane, sarebbero molteplici. Infatti, i bambini potrebbero finalmente portarsi da casa un pasto davvero apprezzato, che quindi verrebbe mangiato tutto, con gusto, costituendo un piacevole appuntamento a metà della giornata ed evitando che all’uscita pomeridiana, i piccoli di ingozzino di pizzette e merendine dolci. Perché i bambini escono da scuola affamati: il cibo proposto a scuola, con pochissime eccezioni, non piace e finisce a quintali nella spazzatura, con un enorme spreco e uno svantaggio nutrizionale per i bambini. Nonostante i menu siano equilibrati, studiati da nutrizionisti, non riescono evidentemente a essere tradotti in qualcosa che piaccia ai bambini. Inoltre, sarebbe un risparmio per le famiglie, che al momento spendono circa 5 euro a figlio per un pasto in mensa. Infine, bambini con particolari esigenze nutrizionali, per esempio che devono evitare il glutine o il lattosio, o vegani per scelta della famiglia, non avrebbero più problemi nel richiedere un menu a parte.

Ma in Italia manca l’organizzazione
Ci sarebbe però una serie di problemi organizzativi da gestire: in primo luogo, le famiglie dovrebbero riuscire a fornire un pasto che sia davvero completo ed equilibrato, con tanto di frutta e verdura, proteine e carboidrati nelle giuste quantità. Dovrebbero insomma dare ai bambini un contenitore con dentro ben più di un panino ai salumi, dell’hamburger del fast food o del kebab comprato al volo prima di entrare a scuola. Servirebbero insomma indicazioni precise ai genitori per la preparazione del pasto, al quale attenersi con rigore, che quindi comporterebbe un certo impegno da parte delle famiglie. Inoltre, le scuole si dovrebbero organizzare con refrigeratori per conservare adeguatamente i contenitori di cibo per tutta la mattinata. E poi, ci vorrebbero sistemi per riscaldare rapidamente le pietanze, separatamente dalla frutta. Infine, sarebbe necessario gestire i rifiuti, da quelli organici ai contenitori. Insomma, l’idea sembra buona, ma almeno per il momento appare difficilmente realizzabile.
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Sahalima Giovannini

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