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Prozac ai bambini?

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L’agenzia del farmaco ha approvato l’uso del medicinale a partire dagli 8 anni: scoppia la polemica

La notizia ha colto molti genitori, ed anche molti pediatri, di sorpresa. L’Agenzia europea del farmaco (Emea) ha approvato l’uso del Prozac nei bambini con depressione moderata o grave che hanno più di 8 anni. La decisione arriva a due anni dall’approvazione della agenzia americana Food and Drag Amministration (Fda) che aveva autorizzato la prescrizione del farmaco antidepressivo a partire dai 7 anni. Nel diffondere la notizia l’Emea ha affermato che al termine della valutazione i vantaggi del Prozac usato come antidepressivo specifico sono stati considerati “superiori ai rischi potenziali”, ma anche sottolineato che la prescrizione è autorizzata solo per i casi nei quali l’intervento psicoterapeutico non ha sortito effetti positivi o risolutivi. Precisazioni e limiti che non hanno evitato le polemiche registrate subito dopo la diffusione della notizia. Polemiche costruite su posizioni distinte sulle quali vale forse la pena fare chiarezza.

Il fronte contrario
La comunità degli psicologi italiani ha duramente criticato la decisione dell’Emea. “Studi attuali – ha sottolineato la psicologa Luisa Carboni Tirelli, dell’Ordine degli psicologi del Lazio – dimostrano come la somministrazione del farmaco durante l’età di sviluppo possa essere collegata ad un aumentato rischio di suicidio tra gli adolescenti in terapia. E’ dunque necessaria molta prudenza, tanto più riferendosi a bambini di soli otto anni”. Il parere dell’Emea, secondo l’esperta, rappresenta dunque un fatto “grave”, anche perché la depressione nel bambino è un “fenomeno complesso, e la cura farmacologica non è certamente la strada giusta”: “Nei bambini piccoli – ha spiegato Tirelli – la depressione è nella grande maggioranza dei casi legata ad un profondo disagio di tipo sociale o familiare. L’approccio terapeutico che tende alla medicalizzazione è dunque da evitare. Naturalmente – ha precisato – non si può fare riferimento alla sola psicoterapia, ma per un’azione incisiva è necessario anche intervenire sull’ambiente in cui il bambino vive, garantendo un supporto adeguato alla famiglia”.

Il fronte possibilista
Si dice invece contrario ad un “no” pregiudiziale all’utilizzo degli psicofarmaci per i bambini lo psichiatra Giovanni Curatolo, direttore della cattedra di neuropsichiatria infantile all’Università Tor Vergata di Roma: “Tutto è da rapportarsi – ha commentato – alla gravità della patologia. Questo vuol dire che è necessario un uso razionale di questo tipo di farmaci, ovvero non utilizzarli nei casi di patologie lievi ma valutare l’opportunità di una terapia in tal senso nei casi più gravi e resistenti”. Secondo lo psichiatra, infatti, “nei casi gravi, il non curare farmacologicamente i bambini ha ricadute di gran lunga peggiori rispetto ai possibili effetti collaterali degli psicofarmaci”. Quella dell’Emea, che dà il via libera al farmaco ma solo nei casi più difficili, conclude Curatolo, è dunque una “posizione equilibrata”.

Partendo dall’esperienza sul campo
Volendo provare a fare un po’ di chiarezza bisogna intanto capire qual è il valore reale del parere espresso dall’Emea. Nella realtà dei fatti l’impiego pediatrico dei cosiddetti Sirri (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), categoria di antidepressivi alla quale appartiene il Prozac, è già oggi realtà. Non trattandosi di un farmaco previsto in età pediatrica fino ad oggi si parlava di prescrizioni “fuori etichetta”, su iniziativa individuale del medico. In seguito alla decisione dell’Emea cambieranno solo i foglietti illustrativi del farmaco, che conterranno ora l’indicazione per pazienti superiori a 8 anni. Tutto questo per dire che in futuro come in passato la responsabilità di una decisione tanto delicata, come quella di ricorrere ad una farmaco antidepressivo nella cura di un bambino, è tutta sulle spalle del medico specialista che segue il piccolo paziente. Nella mia attività di psicoterapeuta, quando mi trovo ad intervenire sui bambini, dopo aver attentamente valutato la sintomatologia ed aver individuato l’inquadramento diagnostico, elaboro un programma terapeutico specifico che prevede sempre il costante supporto dei genitori. A loro vengono date le istruzioni su come modificare la comunicazione e l’applicazione delle regole all’interno del nucleo familiare. Se necessario vengono coinvolte anche altre figure di riferimento dei bambini come ad esempio le insegnati. Il programma di trattamento prevede quindi consigli e interventi psicologici specifici. L’utilizzo dei farmaci è riservato solo ed esclusivamente in presenza di una diagnosi grave. In questo caso il farmaco deve essere prescritto solo ed unicamente dallo specialista e deve essere ridotto non appena la sintomatologia che ha determinato la sua somministrazione viene meno. Il farmaco quindi va usato in associazione con un intervento psicoterapeutico solo quando è strettamente necessario e quando il beneficio che ne deriva è decisamente superiore agli inevitabili effetti collaterali.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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