Appello della Società Italiana di Pediatria: solo un pronto soccorso su tre ha un medico per i bambini
Più pediatri nei pronto soccorso italiani. E’ l’appello che la Società Italiana di Pediatria ha rivolto al ministro della Salute Girolamo Sirchia presentato i risultati di una recente ricerca. Mentre i pronto soccorso si riempiono sempre di più di bambini – spesso, per fortuna, per emergenze non gravi – le strutture congestionate non sono in grado di offrire un’assistenza adeguata. Negli ultimi 5 anni il numero dei bambini che sono stati portati in un pronto soccorso è aumentato del 400 per cento, ma a tutt’oggi solo un pronto soccorso su tre ha un pediatra nello staff per assistere i piccoli. L’allarme lanciato dalla Società Italiana di Pediatria è stato immediatamente accolto dal ministro della Salute che ha già inviato una speciale commissione del ministero a trovare le linee generali per fare pronte alle emergenze pediatriche in Italia.
Le ragioni del problema
D’altra parte i numeri confermano che di emergenza si tratta. Le strutture ospedaliere sono sempre più congestionate. Ogni anno, ha rivelato Francesco Tancredi, presidente della Società Italiana di Pediatria, sono 5 milioni i bambini che vanno al pronto soccorso. E quasi sempre i bambini sono visitati dal medico di turno, per poi essere inviati direttamente al reparto di pediatria dell’ospedale. E’ un dato in particolare a dirla lunga sul perché di questa situazione: il 40% del ricorso alla struttura di emergenza avviene il sabato e la domenica o nei giorni festivi, quando cioè i genitori, presi da un attacco di ansia, corrono in ospedale perché non riescono a trovare un pediatra disponibile. Manca quindi, secondo la Società Italiana di Pediatria, una rete che possa rispondere alle esigenze di salute dei più piccoli. Troppi infatti i genitori spaventati che arrivano con un piccolo in braccio che piange solo per una colica o per un poco di febbre, preoccupazioni legittime e comprensibili, osservano i pediatri, che però intasano strutture che non sono nate per fare fronte a questa situazione. E l’identikit della mamma ansiosa è, come si può immaginare, quella di una donna che spesso è al suo primo figlio e non è sostenuta dalla vicinanza di altre persone, come la madre, che la possono rassicurare sui piccoli guai dell’infanzia.
Un Pronto Soccorso a misura di bambini
Ma e’ anche vero che la maggior parte delle strutture, così come sono, ha aggiunto il vice presidente della Società scientifica Manuel Castello, direttore della clinica pediatrica all’Università La Sapienza di Roma, non sembrano proprio essere fatte per accogliere i bambini. “Ci dovrebbe essere una struttura separata – ha spiegato il medico – per evitare che possano assistere a scene che li possono turbare. Ma è anche importante che vengano toccati da medici e infermieri che li sanno trattare nel modo giusto, ad esempio distraendoli durante l’anestesia”. La risposta che secondo il Gruppo di studio di medicina d’urgenza pediatrica della Società Italiana di Pediatria dovrebbe arrivare dai manager sanitari sarebbe la creazione di un Dipartimento di Emergenza ed Accettazione pediatrici che devono essere situati in un ospedale con la presenza di diversi specialisti per l’infanzia e la disponibilità di servizi di chirurgia pediatrica, ortopedia-traumatologia, rianimazione pediatrica, laboratorio di analisi, diagnostica per immagini, cardiologia pediatrica, neurologia e neurochirurgia. Un Dipartimento di Emergenza ed Accettazione pediatrico dovrebbe essere costituito almeno in ogni regione oppure ogni due milioni e mezzo di abitanti, mentre almeno un pronto soccorso pediatrico, inserito nel Dipartimento di Emergenza ed Accettazione dell’adulto con l’individuazione di un’area pediatrica correttamente attrezzata, dovrebbe essere presente in ogni provincia oppure ogni duecentomila abitanti. I traumatismi costituiscono, del resto, la prima causa di morte nei bambini dopo il primo anno di vita ed è stato dimostrato che solo la disponibilità di servizi per l’urgenza ben organizzati può portare alla riduzione delle morti.
In Rete:
Società Italiana di Pediatria
Matteo De Matteis