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Piccoli, cattivi lettori

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La produzione di libri per bambini è in crescita ma i nostri figli leggono molto di meno dei coetanei europei

Nonostante in questi ultimi anni, in Italia, la produzione di libri per l’infanzia sia cresciuta in modo significativo in termini di quantità (nel 1987 si pubblicavano 951 titoli, dieci anni dopo 1740, nel 2006 questo valore ha raggiunto le 2296 opere – Fonte Liber, Biblioteca Gianni Rodari di Campi Bisenzio), i bambini italiani continuano a leggere meno rispetto ai loro coetanei europei.
È questo il dato più significativo presentato lo scorso 29 gennaio, a Roma, nel corso del convegno Bambini e adolescenti e valore del libro, organizzato dalla Commissione parlamentare per l’infanzia della Bicamerale, in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (AIE). Un’occasione per verificare la diffusione del libro e della lettura tra i bambini e gli adolescenti in Italia e per valutare le iniziative e gli strumenti utili ad incentivarla e promuoverla.

Secondo i dati evidenziati dall’Istat, e rielaborati dall’Ufficio studi di AIE, nel 2007 poco meno della metà dei bambini italiani dai 6 agli 10 anni ha letto almeno un libro non scolastico nei dodici mesi precedenti. In sintesi il 46,8%, mente in Spagna tanto per fare un esempio il dato ha raggiunto quasi il 60%. Il valore in Italia sale leggermente nella fascia di età successiva, quella che va dagli 11 ai 14 anni -arrivando al 59,5% -, per poi ridiscendere progressivamente al 43,1% col crescere dell’età, dei processi di scolarizzazione, di socializzazione e dei multiconsumi tecnologici.
In altre parole, circa la metà dei bambini e ragazzi inseriti all’interno dei processi di scolarizzazione dell’obbligo e superiori (in proiezione circa 3 milioni di persone), dichiara di non leggere alcun libro diverso da quelli scolastici. Eppure oggi i nostri ragazzi hanno una possibilità decisamente superiore di scegliere tra autori, generi, fasce di prezzo, formati di libri, storie raccontate, letterature e quant’altro di quanto potevano avere in passato. Nel 1980 l’editoria italiana pubblicava 0,15 nuovi titoli ogni mille bambini, oggi questo valore è pressoché raddoppiato (anche se risultata essere comunque meno della metà di quella spagnolo e poco meno di un quinto di quello francese).

Federico Motta, presidente dell’Associazione Italiana Editore intervenuto al convegno, ha dichiarato che, come editori, non possono fare altro che mettere a disposizione dei bambini e dei ragazzi – direttamente o attraverso la mediazione dei loro genitori -, un’offerta di libri capace di dare risposte ai loro bisogni di lettura. Il problema è che manca una politica organica e continuativa in materia di promozione alla lettura, mentre si verificano continui tagli di risorse alle biblioteche, che vengono così penalizzate nell’ampliamento delle proprie collezioni o per la formazione di personale bibliotecario specializzato. Di fronte a questi sconfortanti dati, ha concluso in sintesi Federico Motta, se a livello governativo e di amministrazioni locali non si attueranno politiche che intervengano per favorire un’inversione di tendenza, servirà a ben poco che l’editoria italiana continui a pubblicare libri nuovi e sempre più belli destinati ai nostri bambini e adolescenti.

In Rete
www.aie.it

 

Marina Zenobio

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