

Così forti da resistere a tutti i tipi di antibiotici esistenti e in grado di causare infezioni potenzialmente rischiose. Con queste parole, tutt’altro che rassicuranti, la dottoressa Sally Davies, ufficiale capo medico inglese, ha lanciato un segnale preciso: è necessario mettere a punto nuovi antibiotici efficaci, perché quelli esistenti non sono in grado di combattere la diffusione di microbi mutati che ormai riconoscono e neutralizzano i farmaci di cui oggi disponiamo. Secondo la dottoressa Davies, operazioni ormai considerate di routine come la protesi d’anca o il trapianto di organo, o anche interventi ancora più banali possono costituire un pericolo per una persona. Questo rischio non è collegato all’intervento in sé, ma alla possibilità che la zona dell’intervento diventi una via d’accesso per i batteri.
Nuovi batteri all’attacco
Uno dei superbatteri pericolosi è l’Mrsa. La nuova diffusione della tubercolosi resistente ha portato alla nascita di una mutazione chiamata Nmd 1, inizialmente presente solo in India, ma ora diffusa in tutto il mondo. Altro germe pericoloso è la Klebsiella pneumoniae, che vive nell’intestino dei portatori sani e causa infezioni a livello polmonare e delle vie urinarie, dando origine a forme setticemiche. Secondo il Centro europeo per il Controllo delle Malattie, la percentuale di Klebsielle resistenti agli antibiotici è andata costantemente aumentando in più di un terzo dei Paesi europei negli ultimi quattro anni. Gli unici antibiotici efficaci sono i carbapenemi, somministrati esclusivamente negli ospedali. Da qualche anno, in Grecia, hanno però cominciato a comparire anche Klebsielle resistenti ai carbapenemi. Secondo studi del nostro Istituto superiore di sanità, tra questi batteri si è selezionata la capacità di produrre un enzima in grado di riconoscere e neutralizzare questi antibiotici. Nel 2009 in Italia questi superbatteri resistenti a tutto erano meno del 5 per cento di tutte le klebsielle isolate in corso di infezioni invasive, nel 2010 la percentuale era già salita al 15 per cento e nel 2011 ha raggiunto la preoccupante quota del 27 per cento: ora la situazione rischia davvero di sfuggire di mano, vista la velocità vertiginosa con cui i germi resistenti a tutto si stanno diffondendo nelle corsie degli ospedali e nelle case di riposo per gli anziani. Secondo gli scienziati, l’unico sistema per tenere sotto controllo la diffusione è isolare i portatori, con équipe di infermieri dedicati, in modo da non trasmettere ad altri i ceppi resistenti.
Una responsabilità di tutti
La diffusione di questi nuovi ceppi di germi spaventa, eppure anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare molto per limitare la creazione di questi organismi mutanti e super-resistenti. Se noi genitori, per primi, impariamo a utilizzare gli antibiotici in modo corretto, contribuiremo a tenere sotto controllo la diffusione di super-batteri. Quando assumiamo un antibiotico, o lo somministriamo ai nostri figli, è importante tenere d’occhio alcune regole fondamentali. Ripassiamole insieme … Prima di tutto, gli antibiotici vanno assunti solo se il pediatra (o, per noi adulti, il medico di medicinale generale) lo ritiene opportuno: non serve prenderli per un forte raffreddore, per l’influenza, per una tosse di cui non si capisce bene l’origine. Se un problema è di origine virale, appunto, come l’influenza, gli antibiotici non servono proprio a nulla. Diverso è il caso del medico che nota nell’influenza un principio, per esempio, di bronchite, come la tonsillite, la broncopolmonite… complicanze causate da una sovra infezione batterica. Altro errore frequente? Assumere l’antibiotico per due o tre giorni, quasi fosse un farmaco sintomatico, per sospenderne l’assunzione quando ci si sente meglio. L’antibiotico è un farmaco di cura che necessita di alcuni giorni per esplicare fino in fondo il suo effetto. dopo sette – dieci giorni il batterio è debellato, dopo due o tre il germe è solo indebolito e la sospensione ne provoca non solo un rafforzamento: il batterio, che non è stato ucciso, inventa strategie per neutralizzare quello stesso farmaco che ormai conosce. Quindi esce da un organismo e ne attacca un altro: e se la nuova vittima assume l’antibiotico già noto, questo farmaco è poco o per nulla efficace. Ecco perché gli antibiotici, questi farmaci miracolosi che hanno permesso di salvare tante vite, vanno usati solo se realmente necessari e soprattutto, nei tempi e nelle dosi indicate.
Giorgia Andretti