

Il 26 giugno potremmo vedere nelle sale cinematografiche il film-documentario ADHD – Rush Hour, il film scritto e diretto da Stella Savino. Incuriosita da cosa può scrivere del disagio una persona non specializzata nel settore, è infatti laureata in lettere umanistiche e cinematografiche, sono andata a leggere ciò che lei stessa ha scritto. Purtroppo ho trovato fuorvianti alcune informazioni relative al disagio e proprio per questo vorrei consigliare a chi fosse interessato alla visione del film, prima di accomodarsi in sala di leggere queste poche righe.
Facciamo la conoscenza con l’ADHD
Non solo sul DSM, il testo a cui tutti noi psichiatri abbiamo riconosciuto l’universalità della categorizzazione, ma anche su altri manuali di neuropsichiatria, si parla del Disturbo da Iperattività e difficoltà di Concentrazione come di un disagio su base neurologica, le cui cause, però, non sono facilmente individuabili. L’ADHD è caratterizzato da un marcato livello di disattenzione e da comportamenti che mettono in primo piano l’iperattività e impulsività, più frequenti e importanti se paragonati ad individui di pari livello di sviluppo. I piccoli con ADHD non riescono a controllare le loro risposte, sono disattenti, iperattivi e impulsivi, fino a compromettere la loro vita di relazione famigliare e scolastica. Le ripercussioni di questo disagio sono sul bambino, ma anche sulla famiglia, infatti, ogni giorno si trova a vivere un percorso di sofferenza e di isolamento. I bambini ADHD vengono rifiutati dai loro compagni di scuola o di gioco e conseguentemente, reagiscono aggressivamente ignorando, inoltre, il rispetto delle regole. L’isolamento sociale e le discriminazioni che ne derivano favoriscono lo sviluppo di tratti caratteriali oppositori e provocatori nel bambino, mentre le famiglie si rinchiudono sempre di più in una solitudine sociale.
Come aiutare i piccoli con diagnosi di ADHD
La diagnosi è un atto puramente medico e come tale può essere emessa da uno psichiatra o neuropsichiatra infantile. Esistono regole ben precise, oltre all’osservazione, per stabile se un bambino è ADHD. Premesso che è impossibile fare una diagnosi prima dei 4 – 5 anni, il cosa fare per aiutarli dipende dalla gravità del disagio. Il più delle volte è sufficiente invitare i genitori a seguire una psicoterapia cognitiva, la cosiddetta Parent Training, dove vengono fornite settimanalmente le istruzioni su come intervenire, attraverso l’educazione ed il rinforzo attraverso i premi, sul bambino. Purtroppo, se la gravità del disagio lo richiede, è necessario intervenire farmacologicamente: è questo un atto dovuto. Un bambino con difficoltà di concentrazione è un bambino con difficoltà di apprendimento, il vero rischio è che alla fine del ciclo delle elementari si porterà dietro una lacuna cognitiva importante e difficilmente questa verrà colmata. Il farmaco lavorando sul controllo sia dell’iperattività che della concentrazione, impedisce di fatto che venga a strutturarsi una deficienza cognitiva. Al termine della fase adolescenziale il disagio si attenua di molto spontaneamente, è quindi possibile, gradualmente, sospendere il farmaco.
Quando l’ADHD raggiunge livelli incontrollabili
Nella pratica medica, e fortunatamente capita raramente, quando un bambino con diagnosi di ADHD raggiunge la gravità massima, è davvero difficile riuscire a contenerlo e non solo a scuola ma soprattutto in famiglia. L’iperattività lascia totalmente spiazzati i genitori i quali, purtroppo, anche se sostenuti dalla Parent Training, non riescono a gestire il bambino. La casa con un bimbo ADHD di livello elevato è perennemente sotto-sopra e le regole di sopravvivenza sono totalmente annientate. Queste famiglie devono essere aiutate, non solo con la comprensione umana, ma soprattutto intervenendo con la terapia specifica: è il nostro dovere di medici.
Perché in disaccordo con quanto scrive la regista
In attesa di vedere le scene del film, possiamo solo sottolineare le inesattezze da lei descritte sul Corriere della Sera:
1.L’ADHD è un problema neuro-genetico ad andamento famigliare e non una diagnosi tanto per;
2.E’ impossibile fare diagnosi ai bambini di un anno come da lei sostenuto;
3.I criteri per diagnosticare l’ADHD sono iscritti nei manuali di psichiatria tedeschi, anglosassoni e francesi e non solo nel DSM;
4.Gli psichiatri e neuropsichiatri infantili non percepiscono soldi né tantomeno favori dalle farmaceutiche per fare diagnosi di ADHD, i medici lavorano per aiutare come dichiarato nel giuramento di Ippocrate e non per annientare;
5.I farmaci vanno somministrati nei casi di reale necessità proprio per proteggere il futuro dei bambini e deve essere lo specialista a gestire gli eventuali effetti collaterali;
6.Le farmaceutiche investono e non speculano sulle debolezze: non si muore più di setticemia o altre infezioni batteriche grazie alla ricerca sugli antibiotici specifici così come non si muore più di alcune forme tumorali grazie ai chemioterapici o ai vari vaccini per le malattie virali.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia medica