Indagine Censis: amano la televisione e la radio, snobbano libri e quotidiani e si dividono su Internet.
Amano la televisione, il cellulare e la radio, snobbano libri, quotidiani e periodici e si dividono su Internet. E’ questa la sintesi dei risultati del “Terzo rapporto sulla Comunicazione”, realizzato dal Censis e dedicato quest’anno all’uso che i giovani rapporto tra i giovani ed i media.Un rapporto da grandi consumatori. Fra i 14 e i 30 anni, infatti, il 90,7% è utente “abituale” della televisione, il 90,4% del cellulare, il 71,1% della radio, il 48,4% ha letto almeno tre libri nell’ultimo anno, il 44% sfoglia un quotidiano almeno tre volte alla settimana, il 38,7% è utente “abituale” di internet, il 15,2% sfoglia abitualmente periodici, e il 14,1% segue anche la TV satellitare. Questi dati sono tutti nettamente al di sopra di quelli rilevati per gli adulti, dai 31 anni in su, nelle precedenti indagini.
Media diversi, rapporti diversi
Non tutti i media, tuttavia, vengono percepiti allo stesso modo. Ci sono quelli sentiti più vicini al proprio universo e quelli sentiti come più lontani. I media più vicini all’esperienza giovanile sono generalmente quelli elettronici e quelli digitali, ma con qualche importante eccezione. La televisione è sentita vicina dal 59,3% dei giovani, e lontana dal 12,8%; il cellulare è vicino per il 52,3%, e lontano per l’11,3%; la radio vicina per una percentuale inferiore, il 24,8%, ma lontana soltanto per un esiguo 2,3%, nessun medium viene percepito meno lontano dai giovani e ciò dà conto del particolare rapporto fra giovani e radiofonia. L’eccezione, nel set di media elettronici/digitali, è costituita da internet perché ha contemporaneamente il più basso tasso di vicinanza (23,1%) e il più alto tasso di lontananza (30%): come a dire che, ancora una volta, le tecnologie connesse alla navigazione in rete spaccano quasi in due la popolazione giovanile, esattamente come spaccavano quasi in due la popolazione in generale. Internet divide, perché con la stessa forza che attrae una buona fetta di giovani ne respinge un’altra.
I media cartacei (libri, quotidiani, periodici) sono in fondo alla lista delle preferenze dei giovani. Nell’ordine, più lontani sono percepiti i periodici (solo il 3,6% li sente vicini, e ben il 25,6% li sente lontani); poi i quotidiani (l’11,8% li sente vicini, e il 22,9% li sente lontani); e infine i libri, sentiti vicini solo dal 12,1%, ma per fortuna lontani solo dal 17,8%).
Il giudizio sui contenuti
Ma cosa cercano i giovani nei media? Conoscenze, nella percentuale più alta, pari al 34% del totale; informazione, per il 31,3%; utilità per il 14,3%. Tutti gli altri – divertimento (8,7%), emozioni (5,4%), compagnia (4,6%), ideali (1,8%) – riscuotono consensi molto più bassi. Ma anche qui sono percepibili eccezioni generazionali: sotto i 18 anni la ricerca di divertimento sale fino al 15%, ossia quasi il doppio della media.
La volgarità è la cosa che invece li disturba di più, soprattutto, nella percentuale più alta del 23,3%; poi l’impressione che in fondo i media “vogliano imporre il loro punto di vista” (20,7%); e al terzo posto la superficialità (15,1%). Una terna di critiche tutt’altro che trascurabili, tenuto conto della provenienza giovanile, ossia quella considerata quasi sempre quiescente rispetto ai media.
E’ stato anche chiesto agli intervistati quali fossero le caratteristiche che preferiscono dei media; il 91,8% ha risposto che preferisce i media che “offrono molti temi diversi e lasciano la libertà di scegliere”, e ciò sembra ribadire che il binomio “varietà dei contenuti e libertà di consultazione” dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni di un medium che voglia essere scelto dai giovani.
L’86,3% ha risposto che preferisce i media che: “consentono di approfondire le notizie che mi interessano”, e ciò significa che fatte salve la varietà e la libertà di scelta non è affatto detto che i giovani non abbiano voglia o propensione ad approfondire le cose, l’importante è che non si sentano obbligati a farlo.
Il 79,8% ha risposto che preferisce i media che: “permettono di essere sempre aggiornati sui fatti che accadono, anche senza approfondirli”, confermando l’impressione di avere voglia di sapere cosa accade nel mondo senza il vincolo eterodiretto dell’approfondimento.
Il 72,5% preferisce i media che: “sanno proporsi in maniera seria e autorevole” smentendo quell’altro luogo comune che vuole i giovani sempre più favorevolmente dediti al versante leggero delle cose, e ribadendo la necessità che i media non sappiano solo inseguirli e rinforzarli su tale versante, bensì sappiano assumersi l’onere della serietà e dell’autorevolezza anche nei confronti dei più giovani.
Matteo De Matteis