Donne e violenza subita, la prevenzione è indispensabile

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Donne e violenza subita, la prevenzione è indispensabile

violenza sulle donne
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Prevenzione e protezione, due lemmi importanti per fare una vera informazione sulla giornata del 25 novembre, giorno destinato dall’ONU alla sensibilizzazione di bambine e bambini, donne e uomini del nostro millennio, verso il rispetto reciproco: sempre, ovunque e comunque. Di fatto l’aggressività, non possiamo dimenticarlo, è parte integrante dell’adattamento evolutivo, la nostra specie oggi esiste proprio perché l’aggressività è uno degli istinti primari codificati dal nostro DNA. Già nei secoli passati l’aggressività ha fatto discutere:  nel 1600 – Thomas Hobbes  – sosteneva che gli esseri umani sono naturalmente malvagi e solo la società potrebbe limitare le tendenze aggressive. Nel 1700 – Jean-Jacques Rousseau, al contrario, sosteneva che l’essere umano è naturalmente gentile e che l’aggressività è figlia dell’insegnamento della società in cui si è immersi.

L’istinto aggressivo o violento deve essere reso adattivo con l’educazione

Premesso che l’istinto aggressivo è innato, possiamo aggredire per accedere a risorse preziose per noi: cibo, difesa dello spazio vitale, protezione dagli attacchi diretti verso di noi o ai nostri cari. Tutti gli esseri umani possono aggredire in modo più o meno violento, se minacciati, a fare la differenza sono sostanze endogene come il testosterone o esogene come l’alcol, entrambe le sostanze incidono negativamente sull’amigdala, area cerebrale in cui si genera l’aggressività. Allo stesso modo, eventi come la frustrazione e alcune forme psicopatologiche: ADHD, stato maniaco-depressivo, disturbo border line di personalità e stati paranoici, possono attivare e amplificare l’istinto aggressivo. Fortunatamente, altre aree del cervello sì attivano nel controllo della risposta aggressiva: la corteccia prefrontale è la grande regista finale dei comportamenti aggressivi. Quanto più si interviene nell’educazione degli istinti: attraverso l’epigenetica, tanto più siamo in grado di controllarli.  Per essere efficace l’educazione deve passare non solo nell’insegnamento delle regole verbali o codificate da leggi specifiche, ma attraverso il contesto in cui si cresce, l’imitazione sa essere molto più pregnante delle parole. Grande attenzione deve essere posta al contesto in cui si cresce, soprattutto nei primi trentasei-quaranta mesi di vita.

Aggressività: informazioni dalla ricerca scientifica

L’esperienza personale mi ha portato a studiare le dinamiche dell’aggressività. Ho lavorato come psichiatra in un carcere ed ho così approfondito lo studio di alcuni detenuti resisi colpevoli di violenze sulle donne fino al femminicidio. Ciò che è emerso è che la probabilità di essere violenti aumenta davanti a eventi che generano: rabbia, stanchezza, frustrazione, dolore e cattivo umore. Non è un caso che sia stato studiato il ruolo della serotonina nella modulazione dell’aggressività. Sembra infatti che bassi livelli di serotonina predicono la possibilità di mettere in atto comportamenti violenti. Una ricerca americana ha individuato che i detenuti violenti hanno livelli di serotonina più bassi rispetto ai detenuti non violenti.  La serotonina quindi svolge, di concerto con le aree prefrontali della corteccia cerebrale, il ruolo inibitore dell’aggressività. E’ stato inoltre scoperto sempre nello studio americano che la corteccia cerebrale è meno attiva negli assassini e nei detenuti nel braccio della morte, suggerendo la tesi che la maggior violenza può essere causata, almeno in parte, da un fallimento o da una ridotta capacità di regolare le emozioni.  

Convenzione di Istanbul, una legge per proteggere

A valle dei miei studi sull’aggressività, prima ancora di partorire delle leggi specifiche, peraltro utili nella fase di transazione, posso affermare quanto sia fondamentale il ruolo della prevenzione sulle nuove generazioni. Attivare uno sportello specifico con gli adolescenti già nella scuola media di primo grado, sia a livello di conoscenza sia a livello di screening, per individuare eventuali predisposizioni epigenetiche così da apportare dei correttivi educazionali deve essere il primo passo verso la prevenzione. Potrebbe essere attivato un Centro di Ascolto proprio come attivato nel progetto: Il Cyberbullo può uccidere. Il sexting-tomane strappa l’anima. Non fornirgli le armi per farlo! La convenzione di Istanbul o trattato internazionale contro la violazione dei diritti umani, è un documento approvato e sottoscritto da ben trentadue nazioni aderenti alla Convenzione del Consiglio d’Europa. Gli stati firmatari hanno preso l’impegno a mettere in campo risorse economiche e giudiziarie per combattere la violenza sulle donne e sulle ragazze. Il documento ha indubbiamente la sua validità per arginare la violenza, soprattutto in ambito intra-famigliare. Ogni singolo stato ha quindi approvato delle leggi specifiche a difesa e protezione delle vittime, attivando centri specifici di riferimento per la salvaguardia personale ma… la prevenzione è e resta il primo atto di difesa contro la violenza sulle donne, a prescindere se messa in atto da un soggetto alterato epigeneticamente o se alla base è attivo un problema psicopatologico.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Medico, psichiatra, psicologo clinico e psicoterapeuta CBT

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