Se ad ascoltarti ci sono solo adulti, è tutto più semplice, puoi organizzarti ogni cosa per bene certa di non aver domande birichine pronte a mettere a nudo il tuo sapere ma, se ad ascoltarti ci sono adolescenti, è tutta un’altra musica.
Forse vi ho già detto che per vivere faccio anche il formatore. Occupandomi essenzialmente di formazione per adulti – su temi tecnici, sovente mooolto tecnici – quando le mamme della classe di Gabriele mi hanno chiesto un piccolo intervento sulla sicurezza, in occasione di un progetto pilota di ritinteggiatura della classe cui avrebbero partecipato i ragazzi, mi sono sentita un po’ insicura. Per la prima volta avrei dovuto affrontare l’argomento con degli adolescenti, e con l’obiettivo di far scattare una scintilla di curiosità e consapevolezza. Ho pensato che fosse, indirettamente, l’occasione per inviare un messaggio più ampio. Una visione globale: il rispetto del proprio e dell’altrui corpo. In senso lato: a casa, per la strada, in futuro sul luogo di lavoro rispettiamoci e rispettiamo, se possibile aiutiamo gli altri.
Le statistiche dicono che il periodo dai 12 ai 24 anni è quello più rischioso della vita: valutazioni errate dei vantaggi di comportamenti al limite, fattori neuroendocrini dovuti ai cambiamenti cerebrali (a una progressiva integrazione tra i due emisferi), la pressione dei pari possono comportare danni seri. Non esiste un antidoto sicuro al cento per cento, se ci pensiamo l’unica difesa possibile è il dialogo, aperto e sincero. Insieme a una presenza amorevole e discreta.