

L’amore tra fratelli non è un sentimento scontato. Del resto un fratello non si sceglie, ce lo ritroviamo così com’è. I fratelli sono pronti a coalizzarsi contro gli altri, ma al tempo stesso possono detestarsi e invidiarsi. Eppure, i fratelli devono imparare a condividere affetti, spazi, esperienze o semplicemente, oggetti. Imparare ad amare un fratello richiede tempo, ma soprattutto, è necessaria la comprensione e l’impegno dei genitori a cui spetta il compito di dimostrare ai propri figli che avere ed essere fratelli non vuol dire rinunciare ad una parte del loro amore, ma, piuttosto, poter avere accanto qualcuno con cui condividere gioie e difficoltà.
Gelosia, competizione, entrambi gli stati emotivi sono alla base delle difficoltà che i fratelli incontrano lungo la strada di un profondo affetto. Per quanto possano trovare un accordo fra loro, per quanto riescano a comprendere che può essere utile avere un alleato, i fratelli non rinunciano mai a lottare per ottenere da mamma e da papà qualcosa in più dell’altro o, quantomeno, per essere sicuri di non avere nulla di meno, sia sul piano affettivo che su quello materiale. Proviamo a metterci nei loro panni: i miei genitori stravedono per mio fratello più piccolo, mio fratello più grande può avere tutto quello che vuole. I motivi per competere sono davvero tanti, inoltre, a questo è necessario aggiungere che i figli non sono tutti uguali. Ognuno ha il proprio carattere e non sempre i diversi modi di essere convivono facilmente.
Trovare un accordo è complicato e gestire i conflitti lo è ancora di più. I genitori da perfetti mediatori tendono a mettere a tacere ogni scontro con un secco – non voglio sentirvi litigare. Alla fine il bisticcio termina, ma il rancore è difficile da gestire e le piccole invidie e gelosie, se non curate all’origine, torneranno a far male anche dopo molti anni. Ogni bambino possiede un diverso punto di vista delle cose, e deve essere rispettato, ignorarlo dimostra la preferenza di un genitore per un figlio rispetto ad un altro. Purtroppo, questo accade spesso, soprattutto quando un genitore manifesta una esplicita preferenza o si lascia sfuggire le proprie impressioni positive verso uno dei fratelli del genere: – Tuo fratello a scuola era più bravo – oppure – lei è stata brava, tu no. I confronti ed i giudizi non fanno altro che accentuare i rancori tra fratelli. I rancori, purtroppo, non si esauriscono con l’infanzia, anzi, vanno a gettare un’ipoteca sull’autostima del bambino meno bravo, perennemente convinto di non essere all’altezza del fratello perfetto.
I figli vanno trattati in modo diverso solo in relazione all’età ed alle esigenze particolari. Deve essere ben chiaro che fare differenze non fa rima con fare preferenze. E anche quando è necessario ricorrere ad una apparente ingiustizia, motivarne la scelta è di fondamentale importanza. Spiegare bene le motivazioni ai ragazzi li porterà a comprendere che la differenza di alcuni comportamenti è dovuta unicamente ad un fatto oggettivo. Per il resto meglio valorizzare le diversità di ciascuno e concedere ad ognuno sostegno ed apprezzamento personale del tipo: Sei stato bravo o la tua dote migliore è la simpatia. Senza confronti i bambini impareranno a contare sulle proprie qualità, ad accrescere la propria sicurezza e anche a rispettare gli altri per quello che sono. A cominciare dal proprio fratello.
Rossi Lina
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