

Questa diagnosi- ARFID è sempre più utilizzata per descrivere un disturbo dell’alimentazione caratterizzato dalla restrizione di un adeguato apporto nutrizionale, con il risultato di un mancato raggiungimento della crescita prevista e una significativa carenza nutrizionale con una altrettanto carenza di rapporti a livello psicosociale. Il Manuale dei Disturbi psichiatrici – DSM-5 individua tre manifestazioni primarie di ARFID: paura di conseguenze avverse come la paura di soffocare o di vomitare; mancanza di interesse nel mangiare e sensibilità sensoriale al gusto, alla consistenza, al colore o all’odore dei cibi. In uno studio del 2022, i comportamenti alimentari ARFID sono stati ricercati negli adulti con acalasia, celiachia e malattia infiammatoria intestinale e ben il 54% del campione analizzato aveva soddisfatto i criteri diagnostici per ARFID.
La costante incapacità di soddisfare i fabbisogni nutrizionali appropriati può manifestarsi come un’apparente mancanza di interesse per il mangiare o il cibo, l’evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo o la preoccupazione per le conseguenze avverse del mangiare. Queste caratteristiche devono essere accompagnate da almeno uno dei seguenti eventi: perdita di peso o non raggiungimento del peso come da tabelle di crescita, da una carenza nutrizionale e dalla dipendenza da supplementi nutrizionali orali. La diagnosi viene posta in base al Nine Item ARFID – Screen – NIAS- ovvero verificare i sintomi in base a tre sotto scale allineate con le presentazioni ARFID: mangiare schizzinoso, mancanza di appetito e paura di eventi avversi causati dal cibo. In un’indagine basata sulla comunità di 2.700 pediatri canadesi, l’incidenza di ARFID nei bambini di età compresa tra 5 e 18 anni era di 2,02 per 100.000; l’età media era di 13 anni e il 61% era di sesso femminile.
I soggetti definiti ARDID pur presentando somiglianze con l’anoressia nervosa mostrano differenze sostanziali sia nel decorso clinico sia negli esiti. La diagnosi di anoressia si bassa e posta essenzialmente sulla restrizione di cibo e sul timore di vedere il proprio corpo lievitare. L’ARFID, al contrario è una difficoltà di assunzione del cibo ma non sulla paura di aumentare di peso o sul disturbo della rappresentazione dello schema corporeo alterato. Possono in entrambi i disturbi essere presenti i sintomi fisici correlati alla malnutrizione come ad esempio: mestruazioni irregolari, stanchezza costante e digestione rallentata.
Questa difficoltà nell’assunzione del cibo è caratterizzata da un notevole limite al consumo di alcune varietà di nutrienti messi in atto dal deciso rifiuto, indipendentemente se in casa se ne fa uso o meno. Ad esempio, il rifiuto può essere per i cibi di colore viola o verde, oppure per i cibi di consistenza molle o solida. Il bambino che persiste nel tempo a non nutrirsi di alcuni nutrienti che rientrano in una classe stabilita rientra nella diagnosi di ARFID.
La terapia deve necessariamente coinvolgere non solo il soggetto ma l’intero nucleo famigliare e messa in pista oltre che dal pediatra, e dal dietista dagli specialisti dei disturbi alimentari in modo specifico di coloro che si occupano di psichiatria nutrizionale ovvero gli specialisti interapia cognitivo-comportamentale, la terapia basata sulla famiglia e la formazione dei genitori.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica
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