

Non è facile dare una definizione generale di stipsi, perché si tratta di un problema soggettivo. Alcuni bambini evacuano ogni giorno, magari anche due volte, mentre per altri sono sufficienti tre evacuazioni la settimana: non è corretto parlare di stitichezza se questo ritmo garantisce il benessere. Si può dire che la stipsi si presenta se un bimbo, durante la defecazione, avverte fastidio o dolore, se le feci sono dure e difficili da espellere, se si sforza senza evacuare nulla.
Nei bambini, la stitichezza è praticamente sempre di tipo funzionale, è la più frequente ed è causata da abitudini alimentari errate, stress e sedentarietà. Talvolta si tratta di una stipsi idiopatica: apparentemente un bambino senza problematiche e che si alimenta bene, eppure ha problemi di stipsi. Quest’ultima è una forma la cui causa è difficile da identificare e può essere legata a cause ereditarie: si tratta semplicemente di intestino un pigro. Anche nei più piccoli la stitichezza può essere occasionale in coincidenza di un viaggio, di un periodo di stress, dell’immobilità forzata a seguito di una malattia. Più difficile avere una stipsi di tipo organico, legata quindi a malformazioni od ostruzioni che bloccano meccanicamente il transito intestinale. In alcuni casi ci può essere una stitichezza iatrogena, dovuta all’assunzione di farmaci per curare particolari malattie, per esempio quelli contro l’epilessia. In questo caso è il medico curante a suggerire alla famiglia strategie per controllare la stitichezza. Oppure potrebbe essere una stipsi psicologia: encopresi.
Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno può essere un sistema per rendere morbide le feci e quindi favorire la loro eliminazione soprattutto quando fa caldo e l’organismo rischia la disidratazione attingendo alle riserve di acqua presenti nel corpo. In caso di disidratazione l’acqua presente nel corpo viene sottratta alle feci rendendole più secche e quindi più difficile da espellere. Inoltre, è essenziale un po’ di moto, il movimento aumenta la motilità, favorendo il transito intestinale esercitando anche un effetto gravità, spingendo le feci verso il basso, favorendone l’eliminazione. È bene approfittare della bella stagione e del tempo libero per praticare un po’ più di moto tutti i giorni. Bicicletta, passeggiate, gioco libero, tutto va bene purché non si trascorrano ore in casa davanti alla televisione, computer o allo smartphone.
Un regime alimentare ricco di frutta, soprattutto pesche, prugne, pere, albicocche, ciliegie e kiwi; verdure specialmente spinaci, coste, erbette; legumi e cereali integrali danno un notevole aiuto a vincere l’intestino pigro. Tutti questi cibi sono ricchi di fibre, sostanze che lo stomaco non riesce a degradare, quindi giungono nell’intestino ancora integre e funzionano come gli spazzini sulle pareti intestinali, favorendo il drenaggio delle scorie e quindi aiutando l’evacuazione. Anche lo yogurt può aiutare: è infatti ricco di fermenti lattici che mantengono attiva la flora batterica, il microbioma, favorendo la motilità intestinale e quindi il transito delle feci. Attenzione ai rimedi naturali, anche se si chiamano così, non è detto siano privi di effetti collaterali. Idem per i lassativi, nei bambini non andrebbero mai impiegati: non risolvono il problema alla base. Ammesse invece, con moderazione, i lassativi di contatto tipo fibre o lattulosio, ma solo dopo averne parlato con il pediatra.
Giorgia Andretti