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Idronefrosi, impariamo a conoscerla

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Fare pipì sembra una funzione del tutto normale, ma per alcuni piccoli non è così. Succede quando i bambini hanno un disturbo che si chiama idronefrosi, una condizione che consiste nella dilatazione degli spazi dove si raccoglie l’urina prodotta dal rene, per poi essere eliminata attraverso gli ureteri fino alla vescica e quindi, tramite l’uretra, all’esterno. Se queste strutture sono dilatate, l’urina anziché defluire si accumula al loro interno.

Ne soffrono molti bambini
L’idronefrosi congenita riguarda dallo 0,2 al 2,9 ogni 1000 bambini a seconda delle casistiche. L’ecografia effettuata attorno alla 20 settimana, la cosi detta morfologica permette di evidenziare il problema. L’idronefrosi può coinvolgere uno solo dei due reni o entrambi e può essere di varia entità. Le idronefrosi di primo grado, definite anche pielectasie, sono spesso scoperte nelle ecografie in gravidanza e quasi sempre sono semplicemente varianti morfologiche della pelvi renale, l’organo dove transita l’urina prodotta dal rene. Le idronefrosi di più alto grado, sono la conseguenza di un ostacolo al deflusso dell’urina. Questo si verifica se c’è una stenosi del giunto pielo-ureterale, che consiste nel restringimento della struttura che conduce l’urina dal bacinetto renale verso l’uretere. Oppure è possibile che ci sia un problema di megauretere ostruttivo, consiste nel restringimento della struttura che conduce l’urina dall’uretere verso la vescica. Oppure il problema può essere causato dal reflusso delle urine già contenute nella vescica che risalgono verso le alte vie urinarie, dilatandole. Spesso il problema non causa sintomi al bambino.

La diagnosi e la cura
L’ecografia è lo strumento migliore per fare la diagnosi, ma può essere necessario effettuare una scintigrafia renale dinamica, per valutare la funzionalità renale complessiva e quella di ogni singolo rene. Se esiste il sospetto di reflusso vescico-ureterale, si esegue la cistografia minzionale, si può effettuare in vari modi. Nella maggior parte dei neonati l’idronefrosi se è asintomatica si risolve spontaneamente, senza complicazioni. Nei casi di idronefrosi di grado elevato e bilaterale si controlla regolarmente la situazione somministrando all’occorrenza antibiotici. Si ricorre all’intervento chirurgico se l’ostruzione è seria e provoca una perdita di funzionalità. Di solito l’intervento avviene in endoscopia con una bassa percentuale di complicanze, l’indice di successo è elevato e si può eseguire in regime ambulatoriale. Ai genitori è bene ricordare che la presenza di un’anomalia ecografica dell’apparato urinario all’esame eseguito in gravidanza non deve allarmare perché non implica necessariamente conseguenze per la salute del bambino. Il problema è facilmente risolvibile.

Lina Rossi

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