

Si parla di enuresi – perdita involontaria di pipì durante il sonno notturno – e si pensa subito a un bambino piccolo, che ha appena detto addio al pannolino o, al massimo, a un piccolo di quattro-cinque anni. Purtroppo, di questo problema ne soffrono anche tanti adolescenti: almeno il 4,6% dei ragazzi tra 13 e 14 anni compiuti. È quanto emerge da un’indagine presentata dalla Società italiana cure mediche pediatriche – Sicupp.
Normale fare pipì nel letto da piccoli!
Farsi la pipì senza rendersene conto durante la notte è una manifestazione tipica del bambino piccolo. Quasi tutti i bimbi di due anni e mezzo – tre ed in fase di svezzamento da pannolino, si bagnano sia di notte sia di giorno, questo perché lo sfintere della vescica si sta progressivamente abituando a riconoscere lo stimolo ed a trattenerlo fino ad arrivare in bagno ma non sono ancora abbastanza allenati. Con il passare del tempo e quindi della raggiunta competenza dello sfintere vescicale il piccolo impara a trattenersi e a segnalare ai genitori o alla maestra la sua necessità di andare in bagno. Tuttavia il problema a volte persiste più a lungo nelle ore notturne. Si parla così di vera e propria enuresi, la perdita di urina durante il sonno in bambini con età superiore ai 5 anni. Ne esistono diverse forme. Si parla di enuresi monosintomatica (MNE) se sono presenti solo problemi di continenza durante il sonno e di enuresi non monosintomatica (NMNE) se si associano anche disturbi minzionali diurni. Il Progetto Over, realizzato da Sicupp, ha indagato l’epidemiologia di questo fenomeno valutando un campione di 3165 bambini tra i 5 e i 14 anni compiuti in tre regioni italiane (Veneto, Toscana e Puglia). L’indagine è stata condotta da 75 pediatri di famiglia nel periodo 11 novembre-31 dicembre 2013.
Decresce con l’età, ma non sempre scompare
L’enuresi dovrebbe scomparire del tutto con il passare del tempo. La prevalenza del disturbo a 5 anni è del 16,2% e decresce progressivamente con l’età. Non sempre però scompare: a 13 anni il 4.6% bagna ancora il letto. E solo il 33% dei genitori parla del problema con il pediatra: questo evidenzia la scarsa consapevolezza con cui ancora oggi i genitori vivono l’enuresi, tendono a sottovalutarla, pensando che passerà da sola, oppure semplicemente si vergognano del problema. Questo è anche dimostrato dal fatto che solo il 12,2% dei bambini affetti viene sottoposto ad una terapia adeguata. L’indagine ha valutato anche la percezione del problema da parte dei genitori. Il 33,3% ammette che il disturbo condiziona in modo notevole l’organizzazione familiare, il 24,7 % ritiene che limiti molto la attività del figlio con i compagni e l’11% lo considera molto imbarazzante. I dati raccolti evidenziano la possibilità della Pediatria di famiglia di raccogliere in tempi brevi dati numerosi e rilevanti.
Un disturbo da non sottovalutare
Quale che siano le cause che spingono i genitori a non parlarne con il pediatra, queste vanno affrontate e rimosse, per il bene del ragazzino. A 13-14 anni, ma anche a 10-11, infatti, i bambini sono pienamente consapevoli del problema e questo incide notevolmente sulla loro autostima. Sono, infatti, i ragazzi stessi ad auto-limitarsi gite scolastiche o i vari pigiama party messi in scena dagli adolescente o semplicemente dormire fuori casa per una notte. Tutto questo limita i contatti sociali, le amicizie, le nuove relazioni con i coetanei e può diventare fonte di derisione. È quindi essenziale parlare con il medico per risolvere insieme il problema. Dietro all’incontinenza ci può essere una difficoltà psicologica da parte del bambino: la separazione dei genitori, il cambio di scuola oppure una infezione urinaria latente e mai risolta. L’enuresi riconosce per la maggior parte delle volte una causa psicologica anche se, ricorre all’interno delle famiglie, può esserci infatti geneticamente una maturazione vescicole più lenta. Solo il pediatra, però, può fare la diagnosi e proporre la giusta soluzione.
Lina Rossi