

L’insonnia è un disturbo molto diffuso, soprattutto nelle persone dopo una certa età e può essere iniziale con difficoltà ad addormentarsi o tardiva se il risveglio è precoce o con frequenti risvegli notturni. Anche i genitori di molti bambini piccoli sono soggetti a un’insonnia forzata, ovvero con figli che si svegliano spesso, piangono quando si tratta di andare a nanna e così via. Se per gli adulti ci sono novità positive, perché è stata approvato Suvorexant, nuova molecola contro l’insonnia, nei neonati la cosa può essere più complessa: sono più efficaci le buone abitudini e i rituali rassicuranti.
È normale che nelle prime settimane di vita il bambino, pur dormendo per la maggior parte del tempo, si svegli spesso e pianga. Si sta abituando al mondo esterno e ha bisogno di nuove sicurezze e di tanto contatto fisico. Cosa fare? È bene stargli vicino, coccolarlo, in modo che possa percepire l’odore, il calore e la voce della mamma, con la quale è stato una cosa sola fino a poco tempo prima. È utile prendere il piccolo tra le braccia e appoggiarlo sul petto perché possa sentire il battito del cuore della madre per adagiarlo nella culla quando è calmo e rilassato. A volte vuole poppare, infatti se il bambino non dorme è perché può avere ancora bisogno della poppata, perché ha fame o perché gli serve il contatto materno. Dal quarto mese in poi il bambino secondo gli esperti è in grado di sostenere un lungo intervallo di tempo senza nutrirsi. Nel frattempo, si possono trovare alternative consolatorie come il ciuccio che sostituisce il meccanismo della poppata. Oppure si può mettere il bambino a letto prima che si addormenti, restando accanto a lui il tempo necessario perché si rilassi.
Verso i tre mesi di età, il bambino può rendersi conto che è il momento di andare nel suo lettino, separandosi dalla mamma. Può essere quindi soggetto a crisi durante le quali scoppia in lacrime, si agita e fa i capricci. Le crisi di pianto serali sono un fatto molto comune che non deve indurre il panico. Per consolare il neonato è efficace cercare di farlo calmare, tenendolo tra le braccia, in un luogo tranquillo e silenzioso, cullandolo dolcemente o praticare un bel massaggio.
Un altro momento abbastanza critico può verificarsi attorno agli 8-9 mesi di età del piccolo. In questo periodo, il bambino comincia a rendersi pienamente conto della presenza o dell’assenza dei genitori. Quando non vede la mamma e il papà, viene preso da crisi di angoscia che gli psicologi definiscono con l’espressione ansia da separazione. Per aiutarlo, è essenziale trasmettergli sicurezza, facendogli capire che mamma e papà sono in casa, a pochi passi. Una ninna nanna e un racconto possono diventare un rito piacevole per accompagnarlo verso il sonno.
Tra i 2 e i 6 anni il bambino comincia a frequentare l’asilo e la scuola elementare, conosce altri bambini al di fuori della cerchia famigliare, sta sempre meno tempo con i genitori. Vive emozioni, esperienze e scoperte spesso positive ma non sempre piacevoli. A volte rivive gli avvenimenti negativi durante la notte, sotto forma di incubi: ed ecco che il piccolo si sveglia piangendo e chiama la mamma. Come fare? Non bisogna sgridare il bambino: per calmarlo, la cura migliore è l’affetto. Bisogna prenderlo tra le braccia, coccolarlo, sussurrargli parole dolci. È importante anche farsi raccontare il sogno: in questo modo, con l’aiuto di mamma e papà, il bimbo si renderà conto che si tratta solo di immagini fantastiche e che non c’è nulla di cui avere paura. A volte può essere l’ansia la causa dei sonni agitati di un bambino: infatti, quando qualcosa non va intorno a lui, il piccolo avverte la tensione e la manifesta non riuscendo a dormire la notte. Non si tratta soltanto di problemi che lo coinvolgono direttamente, come la scuola o la nascita di un fratellino, ma anche di episodi che rendono i genitori tesi e preoccupati: la morte di un parente, un problema sul lavoro, un litigio. È necessario cercare di rassicurare il bambino, spiegandogli che lui non è responsabile di quello che accade; anche in questi casi, bisogna dargli molto affetto. Se poi il problema continua e il bimbo è sempre soggetto ad insonnia, è meglio rivolgersi al pediatra che saprà consigliare.
Sahalima Giovannini
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