Celiachia: aumentano diagnosi e casi anche fuori dall’Europa

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Celiachia: aumentano diagnosi e casi anche fuori dall’Europa

celiachia nei più piccoli
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Per molti anni la celiachia è stata considerata una malattia tipica dell’Europa e del Nord America, aree in cui il consumo di frumento rappresenta da secoli uno dei pilastri dell’alimentazione. Oggi questo scenario è profondamente cambiato. Le più recenti ricerche epidemiologiche confermano che la malattia è presente in tutto il mondo e che la sua diffusione continua ad aumentare anche in Paesi dove fino a pochi decenni fa era ritenuta rara.

La celiachia è una malattia autoimmune

La malattia colpisce soggetti geneticamente predisposti. L’ingestione del glutine, una proteina presente in grano, orzo e segale, provoca una risposta immunitaria che danneggia la mucosa dell’intestino tenue, compromettendo l’assorbimento dei nutrienti. Le stime più aggiornate indicano che circa l’1% della popolazione mondiale è affetto da celiachia, ma il numero reale potrebbe essere molto più elevato. Gli specialisti parlano ancora oggi del cosiddetto iceberg della celiachia: la parte emersa è rappresentata dalle diagnosi confermate, mentre sotto la superficie rimane un numero consistente di persone che non sanno di esserne affette o presentano sintomi sfumati e difficili da riconoscere.

Una malattia ormai presente in tutti i continenti

Negli ultimi anni la distribuzione geografica della celiachia si è modificata in modo significativo. Oltre all’Europa e al Nord America, un incremento costante delle diagnosi viene registrato in Medio Oriente, Nord Africa, America Latina e in numerosi Paesi dell’Asia. Particolarmente interessante è quanto osservato in India, soprattutto negli Stati settentrionali, dove il consumo tradizionale di grano è molto elevato. Qui si stima che milioni di persone siano affette da celiachia, ma soltanto una piccola parte abbia ricevuto una diagnosi. Anche in Cina, Giappone e Sud-Est asiatico, dove per secoli il riso ha rappresentato l’alimento principale, l’occidentalizzazione delle abitudini alimentari e il maggiore consumo di prodotti contenenti glutine stanno modificando il quadro epidemiologico. In molti Paesi, tuttavia, il problema principale resta la carenza di centri specializzati e la scarsa conoscenza della malattia, che porta a diagnosi tardive o mancanti.

Perché i casi aumentano?

L’incremento dei casi non significa necessariamente che la celiachia stia diventando più frequente soltanto oggi. Una parte dell’aumento è dovuta certamente al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla maggiore attenzione dei medici verso sintomi anche non intestinali. Oggi, infatti, la celiachia può manifestarsi con anemia persistente, bassa statura, osteoporosi precoce, infertilità, cefalea, stanchezza cronica, alterazioni dello smalto dentale, dermatite erpetiforme e disturbi neurologici. Nei bambini piccoli possono comparire diarrea cronica, scarso accrescimento, irritabilità e addome gonfio, ma non sempre il quadro clinico è così evidente. Accanto al miglioramento delle diagnosi, gli studiosi ritengono che anche fattori ambientali possano contribuire all’aumento dei casi. Tra questi vengono studiati il microbiota intestinale, alcune infezioni virali precoci, le modalità di crescita nei primi anni di vita e altri elementi che interagiscono con la predisposizione genetica.

Lo svezzamento non è più considerato un fattore determinante

Negli anni passati si riteneva che introdurre il glutine in una precisa finestra temporale durante lo svezzamento potesse ridurre il rischio di sviluppare la malattia. Oggi le grandi ricerche internazionali hanno ridimensionato questa ipotesi. Le linee guida più aggiornate indicano che non esiste un momento protettivo per l’introduzione del glutine. Nei bambini geneticamente predisposti la malattia può comunque svilupparsi, indipendentemente dall’età in cui il glutine viene introdotto nell’alimentazione. Rimane invece raccomandato seguire uno svezzamento equilibrato, senza anticipare né ritardare inutilmente l’introduzione degli alimenti contenenti glutine.

Una diagnosi precoce migliora la qualità di vita

L’unica terapia oggi disponibile è una dieta rigorosamente priva di glutine, da seguire per tutta la vita. Se iniziata precocemente permette la completa guarigione della mucosa intestinale nella maggior parte dei pazienti e riduce il rischio di complicanze come osteoporosi, anemia cronica, deficit nutrizionali e, nei casi più gravi e non trattati, alcune rare forme di linfoma intestinale. Per questo gli specialisti invitano a non sottovalutare sintomi persistenti o apparentemente inspiegabili e raccomandano lo screening nei familiari di primo grado dei pazienti celiaci, nei quali il rischio di sviluppare la malattia è significativamente più elevato rispetto alla popolazione generale. La nuova mappa della celiachia dimostra come questa patologia non conosca più confini geografici. Oggi la vera sfida non è solo curare chi ha già ricevuto una diagnosi, ma individuare quel grande numero di persone che convivono con la malattia senza esserne consapevoli. Una diagnosi tempestiva consente infatti di prevenire complicanze, migliorare la qualità della vita e garantire una crescita sana nei bambini.

dott.sa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it

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