Adenoidi ingrossate nei bambini: quando intervenire

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Adenoidi ingrossate nei bambini: quando intervenire

adenoidi
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Le adenoidi ingrossate sono un problema comune dell’età pediatrica e spesso si manifestano con segnali ben riconoscibili: russamento notturno, difficoltà a respirare col naso, alito cattivo e otiti ricorrenti. Anche se in passato l’asportazione era frequente, oggi la tendenza è verso approcci meno invasivi, basati su prevenzione, igiene locale e terapie mediche mirate, riservando l’intervento chirurgico ai casi refrattari.

Che cosa sono le adenoidi

Le adenoidi sono ammassi di tessuto linfatico situati nel rinofaringe, dietro le fosse nasali. Il loro ruolo è difensivo: intercettano e contribuiscono a neutralizzare virus, batteri e allergeni che entrano dalle vie respiratorie superiori. Per la loro posizione strategica, però, quando si infiammano e si ipertrofizzano occupano lo spazio respiratorio superiore, ostacolando il passaggio dell’aria e impedendo la normale comunicazione con l’orecchio medio. L’ingrossamento può quindi causare problemi respiratori, favorire infezioni locali e interferire con lo sviluppo e il benessere del bambino.

Sintomi e possibili conseguenze

L’ostruzione nasale dovuta ad adenoidi ingrossate determina una respirazione orale persistente, voce nasale, russamento e alitosi. Di notte possono verificarsi apnee ostruttive di breve durata compromettendo la qualità del sonno. Il risultato è sonnolenza o irritabilità diurna, difficoltà di concentrazione e peggior rendimento scolastico; nei più piccoli può ridursi l’appetito con riflessi negativi sulla crescita. Inoltre, l’infiammazione cronica favorisce la colonizzazione batterica delle fosse nasali e dell’orecchio medio, portando a riniti, otiti catarrali ricorrenti e, se prolungate, a un calo dell’udito. Per questo motivo è importante non sottovalutare i segnali ed eseguire una valutazione tempestiva. Alla comparsa dei sintomi è opportuno rivolgersi al pediatra che eseguirà una visita clinica e valuterà la presenza di russamento, respirazione orale, alterazioni della voce e storia di infezioni ricorrenti. Spesso il medico richiederà la valutazione da un otorinolaringoiatra pediatrico, che può approfondire con esame obiettivo, endoscopia nasale o, in casi selezionati, esami audiologici per valutare il funzionamento dell’orecchio medio. La diagnosi corretta è fondamentale per distinguere le adenoidi ingrossate da altre cause di ostruzione nasale, come deviazione del setto o polipi. Segni che richiedono una visita urgente: russamento marcato con pause respiratorie notturne, eccessiva sonnolenza diurna, calo di udito sospetto, febbri ricorrenti con infezioni delle vie aeree o cambiamenti importanti nell’appetito e nel comportamento.

Prevenzione e trattamento conservativo

La gestione moderna privilegia interventi conservativi prima di considerare la chirurgia. Misure efficaci includono:

  • Igiene nasale quotidiana: lavaggi con soluzione fisiologica o soluzioni ipertoniche aiutano a mantenere libere le fosse nasali, rimuovendo muco e agenti infettivi. L’acido ialuronico in soluzione può favorire la riparazione mucosa e ridurre la congestione.
  • Educare il bambino: insegnare a soffiare il naso correttamente e a evitare di tirare su il muco dalle narici riduce il ristagno e la proliferazione di germi.
  • Spray nasali antinfiammatori: cortisonici topici possono essere indicati per periodi limitati sotto controllo medico per ridurre l’ipertrofia e migliorare la respirazione.
  • Controllo delle infezioni e delle allergie: trattare tempestivamente raffreddori e riniti allergiche riduce il rischio di ipertrofia e recidive; in caso di rinite allergica valutare terapie specifiche.
  • Promuovere uno stile di vita sano: adeguata idratazione, alimentazione bilanciata, igiene delle mani e vaccinazioni aggiornate diminuiscono il carico infettivo stagionale.

Quando considerare la chirurgia

La tonsillectomia o adenoidectomia si riserva ai casi in cui le terapie conservative non ottengono risultati e il bambino presenta infezioni ricorrenti, otiti persistenti con ipoacusia, apnea ostruttiva moderata-severa o difficoltà di crescita e sviluppo collegate all’ostruzione. L’intervento non è in genere praticato prima dei sei anni se non in situazioni particolari; oggi viene eseguito con tecniche più precise che limitano sanguinamento e complicanze. La decisione chirurgica va presa con valutazione specialistica e confronto tra famiglia e equipe medica. La chirurgia resta un’opzione per situazioni resistenti o complicate

Rossi Lina

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