

Una buona capacità visiva è di fondamentale importanza per l’apprendimento dei bambini. Attraverso l’esplorazione del mondo circostante vengono percepiti gli stimoli corretti per acquisire informazioni e segnali, imparando così a muoversi in modo autonomo e aprirsi alla socializzazione. Tutto questo inizia fin dai primissimi mesi di vita. All’epoca della scuola dell’infanzia e, in seguito, all’inizio del percorso scolastico, vedere bene significa apprendere correttamente il percorso simbolico della lettura e della scrittura attraverso la capacità di decifrazione dei simboli grafici.
Purtroppo, sono molti i genitori a non riservare una sufficiente attenzione alla salute visiva dei bambini. I piccoli vengono giustamente portati dal pediatra per l’influenza o l’otite, ma la stessa attenzione non viene riservata a sintomi di un possibile difetto visivo. I dati in merito non sono rassicuranti: secondo gli esperti, solo quattro italiani su dieci, sono stati sottoposti ad un esame oculistico negli ultimi dodici mesi e solo il 68% negli ultimi due anni. Lo stesso discorso vale per i bambini. In molte famiglie la prima visita dall’oftalmologo pediatrico viene effettuata solo in età scolare, dopo i sei anni quindi, quando il bambino se presenta un difetto di refrazione che possa dare un difetto ambliopico, l’occhio pigro, diventa difficile correggere il difetto o rieducare la vista del bambino. Certo, meglio tardi che mai, ma spesso a sei-sette anni se un difetto della vista si è già instaurato può essere corretto con maggiore difficoltà rispetto a quanto avverrebbe se affrontato nei primissimi anni di vita.
Alla nascita un controllo viene effettuato da parte del neonatologo, per escludere difetti macroscopici come il glaucoma congenito o la cataratta congenita e la presenza del riflesso rosso del fondo, indice di normalità dello sviluppo della retina. Le visite devono continuare anche nei primi anni, quando è possibile sfruttare una maggiore collaborazione e coinvolgimento da parte del bambino. Secondo la Società degli Oculisti Americani, il primo controllo andrebbe effettuato al sesto mese di vita, e, di seguito, a tre, cinque, otto, dodici, quattordici e diciotto anni se non sono presenti disturbi della vista come miopia o astigmatismo. Le direttive delle società Italiana di Oftalmologia consigliano visite oculistiche dopo i sei mesi di vita, e comunque entro l’anno di vita, e poi a tre, sei e dieci anni di vita. Ogni anno o anche prima secondo il giudizio dell’oftalmologo, invece, è necessaria una visita se si individua un difetto.
La visita oftalmologica è una delle più semplici e perfino gradevoli per un bambino: gli esperti controllano particolari e parametri anatomici dell’occhio del bambino. Gli occhi vengono coperti alternativamente e si valuta se il bimbo segue con lo sguardo un oggetto o un’immagine proposta, si considera la coordinazione oculare valutando l’assenza di strabismo. Al controllo a quattro o cinque anni, si chiede al bambino di individuare disegni e immagini via via più piccoli, utilizzando un ottotipo a proiezione. Se vengono individuati difetti visivi, può essere necessario passare alla visita oftalmologica con l’instillazione di colliri cicloplegici per dilatare la pupilla così da esplorare il fundus oculare attraverso particolari strumenti.
Giorgia Andretti