

Un tempo i bambini con problemi di epilessia non erano incoraggiati a praticare attività sportiva, il timore era che il movimento potesse attivare l’attività elettrica cerebrale, quindi i piccoli venivano invitati a restare tranquilli: non fare sport. Oggi invece lo sport anche secondo gli esperti in neurologia non è vietato ai bambini con epilessia, anzi: il movimento giusto, se le crisi sono ben controllate, non è precluso, anzi, è un ottimo strumento di benessere psico-fisico e di socializzazione. Infatti, poter fare movimento migliora l’umore, aiuta i bambini a integrarsi combattendo lo stigma che spesso circonda ancora questa malattia e contribuisce a migliorare le condizioni di altre patologie che si presentano insieme con l’epilessia. Non di rado infatti, possono comparire disturbi psichiatrici, metabolici e cardiovascolari.
Non è semplice scoprire di essere portatori di una malattia neurologica, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza. I bambini piccoli provano paura, smarrimento, senso di solitudine. Gli adolescenti tendono a isolarsi, a essere considerati strani e quindi socializzano poco in un periodo in cui la presenza degli amici è fondamentale per l’attivazione dell’autostima. Lo sport, invece, favorisce la produzione di endorfine, i neuromodulatori che migliorano il tono dell’umore e aumentano la percezione di avere un certo controllo sulla realtà, cosa che nella malattia viene spesso a mancare. L’attività fisica, soprattutto se di squadra, aiuta ad aprirsi, a parlare dei propri problemi, riprendendo una dimensione di normalità. Lo sport migliorerebbe anche il rendimento scolastico: uno studio del Bambino Gesù di Roma, condotto su 58 adolescenti con epilessia, ha provato che alla regolare attività fisica segue un miglior funzionamento scolastico.
Ovviamente bisogna anche scegliere il tipo di sport adatto. A tal proposito esistono alcune linee guida, redatte dalla Lega Italiana per l’Epilessia insieme con la Federazione Medico Sportiva Italiana. Le indicazioni raccomandano ovviamente di valutare caso per caso e poi suddividono gli sport in tre categorie, in base al livello di rischio:
In generale però, spigano i neurologi, la frequenza di traumi durante l’attività sportiva nei ragazzi con epilessia è di poco superiore alla popolazione generale. Non si deve avere paura per il nuoto, considerato a rischio moderato e che di fatto è un’attività completa e importante per il benessere.
Sahalima Giovannini
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