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Curare l’autismo con i pupazzi

disturbo dello spettro autistico

L’autismo o, più esattamente, i disturbi dello spettro autistico, è un insieme di manifestazioni di tipo neurobiologico che comprendono comportamenti ripetitivi e stereotipati, difficoltà a cogliere le emozioni altrui e a gestire le proprie. Le cause che spiegano la comparsa di questo problema sono ancora oggetto di studio, anche se è probabilmente coinvolta un’origine genetica e anche fattori ambientali, come l’uso di pesticidi, possono in parte spiegare il problema. Non è possibile raggiungere una guarigione completa, proprio perché l’autismo non è una malattia, ma attraverso la psicoterapia CBT, e altri interventi a sostegno, è possibile aiutare il bambino a migliorare la relazione con gli altri e ad aumentare l’empatia.

Occorre una diagnosi precoce

È necessario, prima di tutto, raggiungere una diagnosi di autismo al più presto, attorno ai due-tre anni di età. Quanto prima il bambino inizia ad essere seguito, tanto più facilmente avrà fatto progressi all’epoca dell’ingresso alla scuola primaria, quando l’interazione con gli insegnanti e i compagni di classe è essenziale per sentirsi bene in classe. Quindi non vanno sottovalutati segnali apparentemente banali, come il non tendere le braccine per essere preso in braccio dal genitore, il non mostrare il sorriso sociale che nasce spontaneo quando gli si rivolge una parola affettuosa, il non voltarsi quando è chiamato per nome pur avendo un udito perfettamente funzionante. Questi segnali non vanno sottovalutati: meglio parlarne con il pediatra che potrà valutare di persona ed eventualmente suggerire un approfondimento specialistico. Fare finta di nulla serve solo a danneggiare un bambino.

L’impiego dei pupazzi

E proprio ai bambini più piccoli viene in aiuto una nuova possibilità di cura con l’utilizzo di speciali pupazzi in grado di attirare e mantenere l’attenzione. Lo sostiene uno studio dello Yale Child Study Center, pubblicato sulla rivista Autism Research. Si tratta del primo lavoro  che testa prove aneddotiche secondo cui i bambini con disturbi dello spettro autistico, come la maggior parte dei coetanei, prestano attenzione ai pupazzi. Attraverso alcuni esperimenti, i ricercatori hanno esaminato i modelli di attenzione visiva dei bambini, confrontandolo con quelli di gruppo di controllo di altri piccoli con sviluppo tipico, in risposta a un video che raffigurava una vivace interazione tra Violet, un pupazzo dai colori vivaci e una controparte umana. Si è scoperto che i modelli di attenzione dei bambini con disturbo dello spettro autistico erano simili a quelli dei coetanei quando Violet parlava: entrambi i gruppi trascorrevano una proporzione simile di tempo a guardare in faccia il pupazzo e mostrando  una forte preferenza per il pupazzo rispetto alla persona che era accanto a lui. Gli esperti si augurano che questo sistema possa essere utilizzato in futuro, in aggiunta ai metodi già disponibili.

Giorgia Andretti

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