

La scorsa settimana abbiamo parlato della diagnosi delle convulsioni e dell’epilessia, in questa pagina affronteremo la tematica della diagnosi e quale terapia mettere in campo. Ovviamente per stabilire la corretta gestione farmacologica è necessario un corretto inquadramento della forma di epilessia da trattare.
La diagnosi è posta dallo specialista, neurologo o psichiatra specializzato prima del 1992, il quale esaminerà la storia medico-clinica e la descrizione degli attacchi, effettuerà quindi una visita neurologica per valutare lo stato sensoriale. Necessari allo specialista per una diagnosi il più possibile vicino alla forma di malattia sono un test chiamato elettroencefalogramma – EEG per confermare la diagnosi e ottenere maggiori informazioni sul quadro neurologico. L’EEG è una procedura indolore, registra con dei pennini speciali su carta l’attività elettrica del cervello una serie di linee ondulate. Queste linee normali in assenza di patologia possono diventare appuntite in alcune aree del cervello, infatti durante l’esame vengono stimolate le crisi di epilessia con flash luminosi; se durante lo stimolo il tipo di onda diventa irregolare e appuntita vuol dire che si è attivata la crisi e individuato il focus di partenza o se si tratta di crisi parziali. Questo risultato può aiutare a guidare il trattamento. La TAC e la RMN, mostrano immagini dettagliate del cervello, queste metodiche possono aiutare a escludere alcune cause, come un cambiamento nella struttura del cervello dovute a presenza di sanguinamento in caso di trauma cranico o dello sviluppo di masse.
Le crisi epilettiche, purtroppo possono attivarsi in qualsiasi momento e senza preavviso, tranne le forme di grande male che possono mostrare delle avvisaglie qualche istante prima della crisi: le auree, ovvero sensazioni particolari come un odore, un suono o un bagliore. L’imprevedibilità delle crisi consiglia di evitare alcune attività che potrebbero esporre i pazienti a pericoli per la vita, ad esempio perdere coscienza mentre si nuota o si fa il bagno. La stessa cosa vale per la pratica di alcuni sport. In caso di crisi ecco cosa è necessario fare:
Alcune razze di cani possono essere addestrate ad avvisare i genitori in caso di una crisi del bambino.
I farmaci antiepilettici possono causare problemi al feto, se è in programma la nascita di un figlio è bene parlarne con lo specialista, potrebbe essere necessario rivedere il dosaggio o il tipo di molecola utilizzata.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica