

Tre su quattro: tante sarebbero le diagnosi sbagliate di disturbi dell’apprendimento e disabilità, come la ADHD, ossia la sindrome da iperattività e deficit dell’attenzione, ma anche la dislessia, la disortografia e la discalculia fino a problemi come l’autismo. Tra i bambini italiani, insomma, c’è un vero boom di disabilità di apprendimento, ma solo perché i dati sulla reale diffusione sono sovrastimati. La conseguenza è che nelle scuole ci sono sempre più insegnanti di sostegno, forse non sempre necessari e piani didattici personalizzati dei bambini che non possono seguire la medesime lezioni dei loro compagni, legge 170/10: tutto questo ha come conseguenza anche un elevatissimo costo per i comuni italiani.
È la denuncia portata avanti dagli esperti del Centro Psicopedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti, che hanno effettuato un confronto con la diffusione di tali disturbi negli altri paesi europei, rilevando che non esiste un corrispettivo aumento. E ritengono che tali eccessi diagnostici siano legati alla tendenza crescente di scuole e famiglie a scegliere la via dell’analisi della salute neuropsichiatrica del bambino, piuttosto che andare a indagarne la gestione educativa in famiglia e supportare quest’ultima in modo adeguato. Insomma, se un bambino è vivace, se è pieno di una vitalità che non riesce a trovare il giusto sfogo, se in famiglia la parolina – no – è sconosciuta e le regole non esistono, spesso è più facile trovare nel proprio bambino qualche problema di apprendimento, affidandolo a psicologo, logopedista e insegnante di sostegno.
L’ISTAT stessa ha rilevato un trend in aumento incalzante delle certificazioni di disabilità in ambito scolastico, passate negli ultimi dieci anni da 167.804 nell’anno scolastico 2004-2005 a 234.788 nell’anno scolastico 2014-2015, con un incremento del 39,9% a fronte addirittura di una diminuzione del numero complessivo degli alunni che frequentano la scuola. Inoltre, il numero delle diagnosi non corrisponde alla realtà medica. Infatti un DSA come la dislessia – disturbo dell’apprendimento della lettura è deficit neurofisiologico che riguarda non oltre l’1,5-3% dei bimbi: questo significa che su cento alunni, i componenti di quattro classi, i dislessici dovrebbero essere tre al massimo, mentre i dati scolastici italiani sono 4-5 volte superiori alle previsioni mediche e in aumento. Si può arrivare a un 10% di dislessici, ovvero 2 bambini in una classe di 20 alunni. Per questa ragione è possibile che 3 diagnosi di DSA su 4 siano in realtà sbagliate. Tale eccesso diagnostico che non fa bene né al bambino né alla società, perché il bambino viene avviato a percorsi didattici personalizzati, spesso facilitati, che magari gli consentono risultati migliori sul momento ma non gli permettono un reale stimolo intellettuale e un pieno sfruttamento delle proprie capacità. Inoltre, si verifica un aggravio di spese per la scuola, che dispone di risorse sempre troppo limitate.
Sahalima Giovannini