

Quando si parla di tumori femminili si pensa soprattutto al seno ed è corretto, perché in effetti le neoplasie mammarie sono le più diffuse. Intorno a questa patologia è già attiva una sensibilizzazione alla protezione. Sono invece più ignorati i tumori del collo dell’utero, anch’essi piuttosto frequenti, ma è meno attiva la prevenzione. Al contrario, queste forme tumorali potrebbero essere sconfitte in gran parte, a patto che ci si sottoponga fin da giovanissimi allo screening e alla vaccinazione.
In Italia, nel 2020, il carcinoma della cervice uterina ha rappresentato il quinto tumore per frequenza nelle donne sotto i 50 anni di età, con 2.400 nuovi casi stimati, pari all’1,3% di tutte le neoplasie che colpiscono la popolazione femminile. L’eliminazione del tumore della cervice uterina è oggi un obiettivo di sanità pubblica mondiale lanciato dall’OMS nel 2018 e un impegno dell’Unione Europea che lo ha incluso nel Europe’s Beating Cancer Plan. La Call to action for HPV related cancers elimination: raccomandazioni e strategie da implementare a livello nazionale” presentato al Ministero della Salute ha l’obiettivo di rendere accessibile a tutte le donne la consapevolezza del problema. Si tratta di una forma tumorale molto aggressiva e, se diagnosticato tardi, ha una possibilità di guarigione molto bassa. Il papilloma virus – HPV – è la causa principale della malattia. Ma l’HPV è colpevole anche di alcuni tumori quali: testa collo, del pene e dell’ano.
Esiste un’arma a protezione da questo pericoloso virus: la vaccinazione contro l’ HPV secondo la comunità scientifica, garantisce una efficacia vicina al 100% e una totale sicurezza, poiché privo di effetti collaterali. Nonostante questi dati estremamente positivi e incoraggianti l’Italia rispetto ad altri paesi del mondo è indietro con la copertura vaccinale, attestandosi intorno al 73-76% per le femmine e al 60% per i maschi. Nel nostro paese si è ben lontani dal superare l’80%, tasso che assicurerebbe la cosiddetta immunità di gregge. Il vaccino è rivolto a tutte le ragazze dai 12 anni di età, secondo programma di vaccinazione ministeriale e per tutte le persone che desiderano farlo, fino ai 45-50 anni. Dovrebbe essere effettuato anche dai maschi: solo vaccinando donne e uomini si ottiene l’immunizzazione completa per tutti i tumori coinvolti dall’infezione. Dal 2018 in Italia il PAP test è sostituto dall’HPV test, un esame molecolare che permette, in caso di negatività, di allungare l’intervallo di screening dai tre anni attuali ai cinque anni. Le donne dal 25 esimo anno di età sono sottoposte al PAP test, dopo i 30 anni possono fare l’HPV-test per individuare le situazioni a rischio, consentendo al medico o di allungare gli intervalli del PAP test o di effettuare controlli più ravvicinati.
Lina Rossi
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