
La dermatite atopica, spesso chiamata eczema, è una malattia infiammatoria della pelle frequente nei bambini. Provoca secchezza, arrossamento e soprattutto prurito, con periodi di miglioramento alternati a riacutizzazioni. Non è contagiosa e non dipende da una scarsa igiene. In passato si pensava che fosse essenzialmente la manifestazione cutanea di un’allergia. Oggi sappiamo che il meccanismo è più complesso: nella dermatite atopica la barriera più esterna della pelle non riesce a trattenere adeguatamente l’acqua e a proteggere l’organismo. La cute diventa quindi più permeabile e lascia entrare con maggiore facilità sostanze irritanti, microrganismi e allergeni. Entrano in gioco anche la predisposizione genetica, il sistema immunitario e fattori ambientali. La dermatite atopica non è quindi causata necessariamente da un alimento, anche se eczema e allergie possono presentarsi nello stesso bambino.
Alcuni bambini sviluppano nel tempo una successione di disturbi definita marcia atopica: la dermatite compare nei primi mesi o anni di vita, seguita talvolta da un’allergia alimentare e, successivamente, da asma o rinite allergica. Non si tratta però di un percorso obbligato. Molti bambini con eczema non svilupperanno nessuna delle altre condizioni. Il rischio appare maggiore quando la dermatite inizia molto presto, è estesa o difficile da controllare e quando in famiglia sono presenti eczema, asma, rinite o allergie alimentari. Una delle ipotesi più studiate è che gli allergeni possano penetrare attraverso la pelle infiammata e sensibilizzare il sistema immunitario prima di essere conosciuti attraverso l’apparato digerente. Per questo motivo è importante curare tempestivamente l’eczema. Non è ancora dimostrato, tuttavia, che applicare creme emollienti possa, da solo, impedire la comparsa delle allergie.
La base della cura è rappresentata dagli emollienti, da applicare con regolarità su tutta la pelle, anche quando sembra stare meglio. Sono preferibili creme dense o unguenti privi di profumi. Dopo un bagno breve con acqua tiepida, la pelle va tamponata senza strofinare e idratata immediatamente. Occorre utilizzare detergenti delicati, evitare saponi aggressivi, profumi e prodotti contenenti sostanze irritanti. Gli indumenti a contatto con la cute dovrebbero essere morbidi e traspiranti. Caldo, sudore e tessuti ruvidi possono aumentare il prurito. Le unghie vanno mantenute corte per limitare le lesioni da grattamento. Se il pediatra o il dermatologo prescrive un corticosteroide locale, è importante applicarlo nei tempi e nelle quantità indicate: la paura ingiustificata di questi farmaci può lasciare l’infiammazione senza controllo. Croste giallastre, secrezioni, dolore, vescicole o un rapido peggioramento richiedono una valutazione medica perché possono indicare un’infezione.
I test allergologici non sono necessari per tutti i bambini con dermatite. Un risultato positivo può indicare soltanto una sensibilizzazione e non dimostra che quel cibo provochi sintomi. Gli esami vanno decisi dallo specialista quando si è verificata una reazione immediata dopo un alimento oppure quando una dermatite moderata o grave non migliora nonostante una cura eseguita correttamente. Eliminare latte, uovo, grano o altri alimenti senza una diagnosi può causare carenze nutrizionali e compromettere la crescita. Anche l’eventuale reintroduzione di un alimento sospetto deve essere programmata con il pediatra o l’allergologo. Le indicazioni attuali non consigliano di ritardare automaticamente gli alimenti allergenici. Una volta iniziata l’alimentazione complementare, uovo ben cotto e arachide in forma adatta all’età possono essere introdotti precocemente e poi offerti regolarmente. Nei bambini con eczema grave o allergia già nota, tempi e modalità devono essere stabiliti dal medico, talvolta con la prima somministrazione in ambiente controllato. Mai offrire arachidi intere ai piccoli per il rischio di soffocamento. L’allattamento materno resta raccomandato per i suoi numerosi benefici, ma non garantisce la prevenzione dell’eczema o dell’asma. Curare bene la pelle, osservare eventuali reazioni e mantenere un dialogo costante con il pediatra rappresentano quindi la strategia più sicura per interrompere il circolo tra infiammazione, prurito e danneggiamento della barriera cutanea.
Rossi Lina