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Tatuaggi e adolescenti

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Il tatuaggio? Non è passato di moda, anzi: piace sempre di più. Basti pensare che il 13% degli italiani ha almeno un disegno sulla pelle e che la mania sta ormai contagiando anche i giovanissimi. Infatti, quasi otto ragazzini su cento, tra i 12 e i 17 anni, ha un tatuaggio, secondo un recente documento dell’Istituto Superiore di Sanità. Viene da chiedersi come mai succeda questo, visto che in alcune regioni italiane il tatuaggio è vietato ai minori di 18 anni, mentre in altre si può fare anche a 14 o a 16 anni, ma occorre il consenso dei genitori. E stupisce che i genitori concedano il permesso ai figli: prima ci si fa tatuare la pelle, più alta è la possibilità che ci si stanchi del disegno. Senza contare i rischi legati alla salute.

Tutti i rischi legati al tatuaggio
Secondo un sondaggio dell’Eurispes, il tatuaggio fa molta presa sugli adolescenti: è considerato trendy, è legato a un momento di particolare emozione, è un modo per dimostrare che si è grandi al punto da decidere cosa fare sulla propria pelle. Il rischio di avere problemi alla salute, però, è in agguato: infatti secondo una ricerca condotta dall’Università Tor Vergata di Roma, ben un quarto dei ragazzini che si sono fatti tatuare hanno avuto un problema infettivo di qualche tipo. E sono aspetti da non sottovalutare. Infatti, se non ci si rivolge a un centro autorizzato, che risponde a precise regole di sicurezza igienica, è possibile contrarre un’epatite B, infezione virale del fegato che può lasciare conseguenze pesanti sulla salute futura. Un altro problema è quello degli inchiostri utilizzati: anche i tatuatori più seri e affidabili non hanno modo di verificare la qualità del prodotto perché la normativa è ancora carente in materia. Negli Usa, qualche tempo fa, i pigmenti sono stati ritrovati contaminati da virus, batteri e miceti i quali, attraverso la pelle entrano in circolo nel sangue. Senza contare l’eventualità di sviluppare una reazione allergica o di andare incontro a processi infiammatori locali, che lasciano poi brutte cicatrici.

Occorre maggiore consapevolezza
Gli adolescenti insomma sono poco tutelati, sia dal punto di vista dei rischi sanitari, sia dall’eventualità che, nel giro di poco tempo, si cambi idea e il disegno non piaccia più. E il tatuaggio, si sa, è per sempre, o quasi: è vero che esistono tecniche per eliminarlo: laser, dermoabrasione e trattamenti schiarenti ma non sempre si può garantire una assoluta rimozione. Per questo è essenziale che i genitori non sottovalutino il desiderio dei figli: prima di sottoporsi a questo trattamento, che comunque ha ripercussioni di tipo sanitario, è bene richiedere al tatuatore il consenso informato, un documento che mette al correte delle modalità, dei rischi e dei risultati. Eppure, sempre secondo l’Istituto Superiore di Sanita’, meno di un quarto dei genitori dei minorenni che hanno dato il consenso al tatuaggio ha firmato il consenso informato. La legislazione in merito è purtroppo lacunosa, perché nelle regioni gli obblighi cambiano: se in Sicilia un minorenne non può farsi fare il tatuaggio, nemmeno se i genitori sono d’accordo, in Toscana dopo i 14 anni è concesso, se mamma e papà dicono di sì e firmano il consenso. Questo però avviene solo nei centri accreditati. È invece importante che tutti, dagli operatori sanitari agli enti, si impegnino per informare i genitori, prima di tutto, ma anche gli adolescenti in merito ai possibili rischi legati ai tatuaggi.

Sahalima Giovannini

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