

La disforia di genere genera nei ragazzi che la vivono intenso dolore emotivo ed emarginazione sociale. Il disagio soggettivo è vissuto dall’individuo fin dalla prima infanzia. La diagnosi di disforia di genere non può avvalersi degli esami standardizzati ma solo ed unicamente attraverso valutazioni psicologiche e comportamentali.
I transgender sono ragazzi semplici, cresciuti in ambienti famigliari normali e appartenenti a qualsiasi livello socio-economico. Culturalmente sono sensibili e aperti al sacrificio richiesto dalla condizione cui sono obbligati a vivere, alfine di attivare una transizione niente affatto semplice per un adolescente. Il percorso per individuare le possibili soluzioni è denso di lacerazioni nei rapporti a tutti i livelli: affettivi, amichevoli e sociali.Il percorso diagnostico prima e in seguito terapeutico richiede un tempo stimato in circa tre anni per stabilire cosa e come intervenire.
La disforia di genere quasi sempre inizia a manifestarsi all’epoca della scuola primaria per rendersi ancora più evidente al tempo delle classi medie: non sono poche le bambine che si vestono e si comportando come un maschio o i ragazzini che dichiarano di voler indossare le gonne. Inizia ad evidenziarsi una confusione insanabile: la mente pensa in una direzione ed il corpo procede per il verso opposto. Ecco allora che alla ragazzina di 11-13 anni inizia a crescere il seno ed arrivano le mestruazioni, all’improvviso un carico emozionale troppo pesante da gestire, facendola sconfinare in uno stato di identità disordinato. Sono esattamente questi i casi in cui è preferibile collocare i ragazzi in una situazione di stallo, per circa tre o quattro anni, solitamente dai dodici ai sedici anni circa. Con la somministrazione di farmaci specifici – triptorelina – si congela l’azione ormonale, così da mantenere il corpo con tratti somatici infantili per un po’ di tempo: niente barba, niente seno e niente menarca. Questo periodo di stallo ormonale deve essere utilizzato per sottoporre l’adolescente ad una psicoterapia ad indirizzo Cognitivo – Comportamentale per facilitare il riconoscimento del genere al quale il ragazzo o la ragazza sente di appartenere. Se a compimento dei sedici anni, termine ultimo per intervenire farmacologicamente, l’appartenenza all’altro sesso è dominante, si compie la scelta insieme allo staff medico e verranno somministrati gli androgeni alle ragazze e gli estrogeni ai maschi così da stimolare lo sviluppo verso un genere o l’altro e, comunque, verso l’immagine propria di riferimento. Effetti collaterali derivanti dalla temporanea soppressione ormonale sono minimi: solo una carenza di calcio compensato con integratori specifici.
Nel nostro paese i numeri dei ragazzi minori seguiti e curati dai centri nazionali per Disforia di Genere sono stati circa 251 nel periodo 2005 – 2018, come comunicato dall’Osservatorio Nazionale dell’Identità di Genere – ONIG confermando che i nostri numeri sono inferiori rispetto al resto d’Europa. In Italia è stata stimata una prevalenza di uno su 12.000 maschi che vogliono diventare femmine e una su 30.000 femmine che vogliono diventare maschi. A parere della stessa organizzazione i dati sono sottovalutati, la reale prevalenza della Disforia di Genere dovrebbe oscillare tra lo 0,5 e 2% in età pediatrica tra i minori. Elenco dei Centri autorizzati alla soppressione ormonale:
Per avere una visione più completa delle personalità transgender può risultare utile la lettura del libro scritto dalla dott.ssa Rosalba Trabalzini la nostra Responsabile scientifica: Omosessualità e spiritualità, dagli albori ai nostri giorni.
Rossi Lina
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