Autolesionismo: uno dei tanti dolori dell’adolescenza

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Autolesionismo: uno dei tanti dolori dell’adolescenza

autolesionismo

Farsi del male fisicamente per ammorbidire il dolore psichico: un dolore talmente intenso da urlare silenziosamente nei meandri della mente. Sembra essere questa la ragione che provoca in molti giovanissimi, ben il 17 %, secondo una meta-analisi pubblicata su Lancet Psychiatry. Il fenomeno dell’autolesionismo, ovvero procurarsi dolore da soli, può essere così riassunto: graffiarsi, tagliarsi con lamette gli avambracci e le gambe, provocandosi vomito fino a lesionarsi l’esofago, ingerendo farmaci o sottoponendosi a docce bollenti. Non c’è limite nella fantasia dei ragazzi per farsi del male e purtroppo anche a un numero non indifferente di adulti visto che, secondo la ricerca, sono autolesionisti almeno il 5%.

 

La spia del rischio suicidario

Secondo gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, un ragazzo su cinque in Italia ha compiuto, in modo continuativo o sporadico, gesti simili dei quali gli adulti non si accorgono o, se succede, attribuiscono le lesioni a piccoli incidenti casuali. Si tratta in realtà di un fenomeno che non va sottovalutato, perché è un aspetto di una forma depressiva con caratteristiche particolari, infatti, talvolta il dolore psichico può essere talmente forte da aprire le porte ad un suicidio. Nel nostro paese sono ben quattromila i suicidi registrati nell’ultimo anno e di questi oltre il 5% è compiuto da ragazzi sotto i ventiquattro anni.  Secondo gli ultimi dati Istat dal 1995 al 2017 il numero si è ridotto del 14%. Anche manifestazioni come riempire il corpo di tatuaggi e soprattutto di piercing in qualsiasi punto della pelle potrebbero, per certi aspetti, essere assimilabili a fenomeni meno intensi di autolesionismo. È quindi bene non sottovalutare il fenomeno: tagli sospetti, ferite frequenti per le quali non si trova una giustificazione, malesseri inspiegabili vanno sempre sottoposti all’attenzione del pediatra o del medico di medicina generale, anche per escludere che siano dovuti, per esempio, ad atti di bullismo o a problemi di salute.

 

Autolesionismo è il risultato di un vissuto difficile

L’autolesionismo è un fenomeno in rapida crescita diventando di fatto una emergenza vera e propria perché l’attenzione sul fenomeno è ancora troppo bassa. I genitori e la scuola fanno fatica a rilevare il problema e quand’anche si rintracciano i problemi l’offerta assistenziale nel nostro Paese è limitatissima. I ragazzi che ne sono soggetti soffrono di disturbi psichici e quindi vivono una situazione di estrema sofferenza. Le cause sono forme depressive spesso legate a traumi subiti nell’infanzia, per esempio abusi sessuali di cui la famiglia non si è mai accorta oppure ha sottovalutato e messo a tacere. L’autolesionismo è un problema che va affrontato senza mettere la testa sotto la sabbia per paura dello stigma sociale. Non parlarne crea disagio a tutta famiglia, entrando di fatto in crisi. I genitori sentendosi responsabili tendono a nascondere la realtà che stanno vivendo. In realtà si tratta di un problema che deve e può essere affrontato: manifestazioni fisiche strane vanno sottoposte, con tutto il tatto possibile, alla visita medica. Da lì potrà essere necessario l’intervento dello psicologo dell’adolescenza o dello psichiatra. Nessuno è privo di responsabilità: anche gli amici o gli insegnanti che si accorgono del problema devono farlo presente, al ragazzo stesso e alla sua famiglia.

 

Giorgia Andretti

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