Il significato, il valore ed i rischi dei codici utilizzati dai ragazzi per comunicare con il telefonino
Li hanno condannati un po’ tutti. Genitori, insegnanti e linguisti li hanno accusati di stravolgere l’italiano con feroci abbreviazioni e folli acronimi. Ma gli sms hanno dalla loro un vero e proprio esercito di giovani e giovanissimi aficionados che cresce di giorno in giorno. Così come il cellulare è diventato uno status symbol, i messaggini che trasmette stanno spopolando. Almeno dodici milioni di “missive virtuali” al giorno e, d’estate, l’uso aumenta.
Gli “short message system” sono messaggi elettronici inviati tramite cellulare o attraverso i servizi gratuiti di Internet sempre indirizzati alla telefonia mobile. Nipoti delle lettere e cugini delle e-mail si discostano da questi per la brevità obbligatoria del testo. Infatti, il messaggio visualizzato sul display del cellulare non può superare i centosessanta caratteri imponendo a chi scrive di sintetizzare le proprie idee in poche parole. Si è creato così un nuovo linguaggio, privato, essenziale ed economico, ma anche ricco e in continua evoluzione, testimonianza perfetta di una comunicazione orale sempre in trasformazione. Abbreviazioni, simboli, caratteri non alfabetici, numeri e segni matematici e parole straniere ne costituiscono il moderno vocabolario. Tanto noto ai figli, quanto sconosciuto ai genitori.
Esistono già innumerevoli pubblicazioni che raccolgono esaustivi glossari di sms, come L’Umanità dell’Internet, scritto da Giancarlo Livraghi, o Ho scritto t’amo sul telefonino di Franco Barbolini e Ti lascio (sii felice), pamphlet autobiografico del Dj Paolino. Mentre in Rete c’è già chi offre messaggi d’amore preconfezionati in 160 caratteri.
Se è vero che nel Terzo millennio gran parte delle mutazioni linguistiche derivano dall’influsso dei mass media, è anche certo che i giovanissimi, primi fruitori delle nuove tecnologie, hanno sempre comunicato con codici criptici per tenersi al sicuro dalle intromissioni degli adulti. Linguaggi incomprensibili per difendere la privacy. Ma questo non significa che si sia di fronte ad un problema. Almeno secondo la psicologa dell’età evolutiva Anna Oliverio Ferraris.
Come spiega l’incredibile diffusione degli sms?
“In parte con l’altrettanto stupefacente affermazione dei cellulari, simbolo sociale ed economico pagato dai genitori dei giovani fans della telefonia mobile. E’ un modo per riconoscersi nella propria identità attraverso l’affermazione: io vengo cercato. Ed è anche una maschera grazie alla quale gli adolescenti, senza essere visti o ascoltati, si sentono difesi. La fisicità è molto impegnativa, invece, con brevi messaggi scritti, ci si sente più liberi perché si tradisce poco di sé. Ma è anche un gioco. Gli sms producono un insieme percettivo che va dal campanello che ne avvisa l’arrivo alla bustina che li rappresenta che stuzzicano la curiosità”.
Quindi i genitori che li temono in realtà ne fomentano l’uso?
“Ovviamente c’è una connivenza da parte di quei genitori che acquistano i cellulari ai propri figli e ne pagano le bollette. Ma gli adulti non devono temere gli sms, perché i ragazzi potevano già stare soli nel loro mondo con il solo telefono fisso. E’ vero che il cellulare è pervasivo e, per questo, può ispirare un certo senso del potere, eppure non è un pericolo. A meno che non finisca per sostituire completamente la presenza fisica”.
La realtà virtuale può diventare più concreta di quella reale?
“No, perché non si può trasferire totalmente ciò che caratterizza la realtà virtuale in quella oggettiva. Si tratta di spazi separati difficilmente mutuabili”.
Un linguaggio così conciso non può, alla lunga, impoverire anche le capacità percettive degli adolescenti?
“Il linguaggio, comunque impoverito, occupa uno spazio diverso rispetto a quello dei sentimenti. Se questa nuova grammatica si affianca ai canonici metodi di comunicazione non si corre alcun problema. Anzi, può ispirare slanci altrimenti impediti dalla timidezza e dagli imbarazzi”.
Il glossario
Ma quali sono le abbreviazioni più usate dai ragazzi tipiche degli sms? Per i genitori decisi a non farsi trovare del tutto imprerati dai figli ecco un breve glossario:
In Rete:
Messaggi d’amore in 160 caratteri
In libreria:
L’umanità dell’Internet
Ho scritto t’amo sul telefonino
Laura Coricelli