L’improvvisa perdita di interesse verso gli amici e la vita sociale è una tappa della crescita. Assecondarla, con nuovi spunti di interesse, favorisce la maturazione del carattere.
Fino a qualche mese fa era un bambino socievole, aperto, sempre pronto al gioco. Ma da un po’ di tempo sostiene di avere pochi amici, preferisce stare per conto suo che fare una partita a calcio, si rifiuta di partecipare alle feste di compleanno. Pur restando allegro e sorridente, nostro figlio ha maturato un riserbo troppo grande per un ragazzino che non ha ancora dieci anni. Il timore che abbia qualche problema a scuola si fa sentire nei genitori, ma nella maggior parte dei casi si tratta solo di un cambio di carattere, legato agli anni che passano.
La timidezza nasce dall’ipotalamo
Verso i nove-dieci anni, inizia la fase della pre-adolescenza, che anticipa il periodo della pubertà vera e propria, verso i tredici, quattordici anni. Nell’organismo di maschi e femmine hanno luogo cambiamenti importanti, dovuti agli ormoni sessuali che iniziano a essere prodotti e ad entrare in circolo nel corpo. Gli ormoni sono presenti in livelli bassi, ovviamente, ma questo è sufficiente a provocare un mutamento anche a livello cognitivo e comportamentale perché stimolano l’ipotalamo, una zona che si trova alla base del cervello e che è il centro di regolazione delle emozioni. Il carattere cambia, sopravviene una forma di timidezza che prima non c’era, un’insicurezza in se stessi e nelle proprie capacità, un timore ad affrontare situazioni nuove e ad esporsi. I ragazzini si vedono crescere e cambiare, hanno paura di apparire goffi, quindi evitano le situazioni in cui gli altri li potrebbero criticare. Hanno qualche chilo in più? Inventano scuse per non fare sport o per saltare la lezione di nuoto. Sono invitati a una festa in un posto in cui non sono mai stati, magari con altri ragazzi sconosciuti? Si rifiutano di partecipare, per il timore del confronto. Cercano situazioni rassicuranti e preferiscono gli amici che avvertono più simili a sé, allentando i rapporti anche con quelli di vecchia data.
Spronarli sì, ma con buon senso
Questa chiusura in se stessi spesso preoccupa i genitori, che temono che il proprio figlio abbia qualche problema a scuola, o che non stia bene. A questa età si tratta davvero solo di una fase della crescita che può sorprendere, certo, ma che va assecondata e compresa. È meglio evitare la tentazione di spronare il proprio figlio con frasi del tipo: “ti comporti come un imbranato”, “si può sapere che cos’hai nella testa” e simili, perché servono solo a rafforzare la convinzione che ci sia davvero qualcosa che non va in lui, qualche cosa di diversi rispetto agli amici, che è meglio nascondere. Si può invece lasciare che il ragazzino o la ragazzina sperimentino questo bisogno di stare da soli, di rassicurarsi nel proprio ambiente. Dai genitori vanno proposte però attività e iniziative con gli amici che stimolino la curiosità e favoriscano un aumento della sicurezza. Sono bravi a disegnare? Si può organizzare un laboratorio di pittura “casalingo”, fornendo colori e pastelli a tutti. Amano la natura? Quello che ci vuole è un pomeriggio in un parco o in un’oasi protetta, per conoscere nuove specie, assieme agli amici. Potersi dedicare a quello che più amano insieme agli amici rafforza la fiducia in se stessi e favorisce nuove aperture.
Evitare le situazioni di disagio
In questa fase non è il caso naturalmente di “buttare” il figlio in situazioni in cui si sente a disagio, con la convinzione che solo così possa affrontare e vincere il disagio. A questa età ha un gran bisogno di puntare su quello in cui si sente in gamba e ha l’esigenza di nascondere i lati in cui si sente più debole. Non è il caso, per esempio, di organizzare una festa in piscina se la ragazzina ha qualche chilo in più o un accenno di seno rispetto alle amiche, o una partita di basket se il bambino è negato. Sarebbe già difficile per gli adulti che hanno da tempo fatto i conti con insicurezze e lati deboli, senza mai superarli del tutto. Non si può pretendere da un ragazzino di dieci anni una maturità verso sentimenti che inizia a conoscere solo ora. Succederà, ma ci vorrà tempo. Assecondiamoli sul loro terreno, perché da quello che sanno fare meglio traggono più sicurezza anche nell’affrontare i lati che amano meno di se stessi. Lasciamo che si mostrino forti e poco per volta, lo diventeranno.
Giorgia Andretti
Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica