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L’importanza del riposino

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Almeno fino ai tre anni il bambino ha bisogno di recuperare le energie con un sonnellino dopo pranzo. Ma per non interferire con la nanna bisogna valutare bene orario e durata.

Grandi e piccini non fa differenza, nel primo pomeriggio stanchezza e sonnolenza arrivano puntuali. Ed è per questo che gli esperti sottolineano che le ore che seguono il pranzo sono comunque quelle meno favorevole a una attività cerebrale positiva. I nostri ritmi fondamentali si dividono infatti in due periodi di sonno: il primo, più importante, di notte; il secondo, come recupero, a metà giornata.
E’ giusto dunque che un bambino dorma di pomeriggio? Certamente sì, affermano gli esperti.
Il sonnellino pomeridiano infatti è indispensabile all’equilibrio di ogni bambino piccolo, perché serve a rigenerare le energie e permette al bambino di ritemprarsi e di affrontare con energia e buonumore il resto del pomeriggio fino all’ora di cena. Inoltre il sonno ha una funzione di apprendimento, serve cioè a rielaborare le informazioni apprese durante il giorno. Quindi eliminare il pisolino nella giornata di un bambino piccolo potrebbe essere controproducente.

I tempi giusti del sonnellino pomeridiano
In genere fino ai tre anni di età i piccoli sentono il bisogno del riposino pomeridiano, ma non c’è una età precisa per “smettere”: alcuni piccoli rinunciano prima, altri vogliono farlo ancora a sei-sette anni. Lo stesso vale per la durata del sonnellino: c’è chi è già “carico” dopo un’oretta, e chi invece dopo due o tre ore dorme ancora beatamente. Di solito i bambini si autoregolano e se continua a dormire vuol dire che ha bisogno di recuperare energie.
L’unica accortezza valida per tutti è quella di non far addormentare il piccolo dopo le quattro-le cinque del pomeriggio, ma fare iniziare presto il riposo, sfruttando il momento di stanchezza che il bimbo avverte subito dopo pranzo e che fa capire con segnali inequivocabili: si strofina gli occhi, diventa capriccioso, non risponde alle proposte di nuove attività.
L’ideale per tutti i bambini sarebbe di svegliarsi spontaneamente, ma se il riposo pomeridiano è eccessivamente prolungato potrebbe essere causa di insonnia notturna o potrebbe ritardare l’ora della nanna la sera. In questo caso non bisogna proibire al bambino di dormire (potrebbe arrivare all’ora di cena troppo stanco e con poca voglia di mangiare), ma si può svegliare il bambino utilizzando però metodi “dolci”: il bimbo infatti potrebbe essere in una fase di sonno profondo e reagire irritato.
Per il riposino pomeridiano è importante che il bimbo riposi nel suo lettino, dove passa la notte; così facendo il piccolo comprende da subito che quello è il luogo della nanna e che quando la mamma lo adagia lì è arrivata l’ora di dormire. A differenza della sera però è consigliabile non creare nella stanza il buio artificiale, ma lasciare il piccolo al massimo in una leggera penombra per abituarlo a dormire anche con la luce e per aiutarlo a distinguere il giorno dalla notte.
Anche per il pomeriggio possono essere utili dei piccoli rituali per favorire l’addormentamento, ma poi è bene lasciare che il piccolo si addormenti da solo.

Un momento di riposo, anche per la mamma
Se per vari motivi (una festa, una gita, una visita di un parente) il sonnellino pomeridiano dovesse saltare, in questo caso per una volta si può anticipare di circa un’ora, un’ora e mezza la cena e il sonno notturno del bambino. Il piccolo infatti molto probabilmente si sentirà stanco prima del solito e avrà poco appetito; allora è meglio assecondare il suo bisogno di riposo piuttosto che forzarlo ad arrivare fino all’ora consueta.
Se al contrario il bimbo non ha voglia di dormire l’importante è che si instauri un momento di calma, di pausa: anche se non dorme, il piccino deve starsene nel suo lettino o in un posto comodo dove potrà stendersi in qualunque momento e giocare tranquillamente.
Molte volte il sonnellino pomeridiano diventa più importante per la mamma che per il bambino, perché ha disposizione piccoli ritagli di tempo da dedicare a se stessa o utili per sbrigare alcune faccende quotidiane che non riesce a svolgere quando il bambino è sveglio.
E’ importante capire quando il piccolo non ha più bisogno del pisolino e in tal caso non si deve costringere il bambino ad andare a dormire per forza, perché se intorno ai due-tre anni il bambino abbandona l’usanza del pisolino, è solo l’espressione di un cambiamento fisiologico che va rispettato.

 

Angela Salini

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