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I bisogni dell’infanzia negata

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Televisioni e giornali ci parlano spesso di soprusi ai danni dei minori, ma i bambini soffrono oggi anche di altre forme di violenza e di disaffezione familiare, ugualmente gravi.

Nel nostro paese vivono oltre 10 milioni di minori, ma a quanti di questi viene assicurata un’infanzia ed una adolescenza serene? E, quanti sono i minori a cui è stata provocata una ferita, che resterà nella loro vita come cicatrice indelebile di un’infanzia violata?
I media ci offrono quotidianamente racconti di violenze subite dai bambini: la violenza fisica, la violenza morale, la violenza sessuale, la violenza razziale, la violenza della disattenzione parentale e persino la violenza della iperprotezione parentele.

Il dolore di un distacco troppo precoce
La famiglia è il primo modello di riferimento per i bambini fin dal loro primo vagito, ma solo raramente si parla di uno dei primi abusi ai danni dei più piccoli: il distacco troppo precoce dalla mamma. Oggi la società costringe la madre a rientrare presto al lavoro, il piccolo deve essere affidato ad altre figure, compaiono i nonni, le baby sitter o in alternativa, il personale in servizio nei nidi. Il bambino viene stimolato a costruire legami affettivi che conducono allo sviluppo dell’attaccamento verso le persone che lo accudiscono, legame che purtroppo, può essere interrotto all’improvviso in qualsiasi momento: è sufficiente pensare ai turni rotativi del personale operante nei nidi, ai loro permessi o alle loro ferie.
Sempre più spesso l’inserimento del bambino in un asilo nido o l’affidamento alle cure di una baby sitter avviene prima che si sia compiuto il processo di attaccamento verso la figura materna, processo che si compie verso il settimo mese. Avviene, dunque, quando il piccolo può non essere ancora pronto ad affrontare il distacco dalla mamma. L’allontanamento dalla figura materna prima degli otto mesi, la rottura improvvisa di un rapporto così intenso e simbiotico, può provocare nel piccolo un grave stato depressivo. Ci si pensa raramente, ma anche questa può rivelarsi una “violenza” ai danni di un bambino. Una violenza che dovrebbe spingerci ad aprire una riflessione sull’evoluzione della nostra società, sui bisogni economici delle famiglie, sulla precarietà del lavoro che spesso non lascia alternative.

Le forme diverse della violenza familiare
Tuttavia nel periodo della primissima infanzia possono essere diversi e più gravi gli abusi compiuti all’interno della famiglia:
1 – Fisici: percosse, lesioni;
2– Psicologici: umiliazioni, minacce di abbandono, confronti esagerati con fratelli, coinvolgimenti emotivi nei confronti dei genitori in fase di separazione;
3 – Trascuratezza: abbandono affettivo (depressione della madre), incuria;
4 – Ipercura: iperprotettività invalidante, legame simbiotico;
5 – Sessuale.
Ognuna delle situazioni descritte, nel momento in cui vengono vissute ripetutamente, ledono la fiducia e l’autostima del bambino limitando, alterano il suo sviluppo emotivo, negano di fatto il corso del normale sviluppo dell’infanzia. Le attenzioni ricevute nei primi tre anni di vita e il tempo trascorso lontano da mamma e papà sono elementi decisivi per una crescita sana e un’adolescenza serena. Ma, che per un tragico gioco del destino, l’infanzia negata, trova spesso la sua genesi proprio all’interno della famiglia. Il detto: quando nasce un bambino nasce un genitore, è verissimo. Ma, tra l’essere genitore ed essere un genitore attento e consapevole del proprio ruolo, può esserci una grande differenza. La conoscenza è la pietra miliare che fa la differenza ed è doveroso utilizzare le informazioni che arrivano da fonti scientifiche attendibili, soprattutto se il fine è quello di garantire una infanzia serena ai bambini. Grande attenzione deve essere quindi riposta sulle scelte che vengono messe in atto riguardo l’educazione dei bambini, a chi vengono affidati in caso di necessità, sul linguaggio usato e sulle dinamiche dei rapporti interpersonali.

Piccoli consigli di presenza quotidiana
Alcune semplici indicazioni che mi premetto di suggerire ai genitori affinché si adoperino per essere sempre presenti in maniera autorevole, indirizzino il percorso di crescita dei propri figli e mettano in campo meccanismi di prevenzione rispetto ad eventuali episodi di molestie.

1) Passate molto tempo insieme ai bambini per imparare a conoscerli meglio, per cogliere eventuali segnali di disagio.

2) Dedicate del tempo alla conoscenza del mondo che frequenta il bambino: parlate con gli adulti ai quali vengono affidati i bambini a scuola, nelle strutture sportive, nelle scuole di musica o di lingue e nelle parrocchie. E’ necessario incontrare spesso tutti gli adulti di riferimento, conoscere le loro facce e interagire non solo tramite contatti telefonici.

3) Tenete vivo il dialogo affinché i bambini raccontino tutto al loro rientro dalla scuola, dallo sport, dagli amici. Parlare significa non avere interferenze: tenete spenta la televisione e chiudete i giornali.

4) Rendete consapevoli i bambini delle attenzione pericolose di cui potrebbero essere fatti oggetto, ovviamente dosando le spiegazioni in base all’età e senza creare il “terrore degli adulti“.

5) Al primo sospetto di un episodio fuori dalla norma, cercare di capire meglio come stanno le cose, senza perdere tempo e senza esitazione.

In rete:
WWSF

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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